Era il 2009 quando il designer italo-americano Gianluca Gimini chiese ai suoi amici, familiari o sconosciuti di disegnare a memoria, senza poter controllare, una bicicletta da uomo.
Tutti, convinti di non poter sbagliare, cominciarono a creare schizzi che però nulla avevano a che fare con una reale bicicletta.
Mancava un pezzo, ce ne era uno in più, una non poteva funzionare, qualcuna era simile, una o due uguali a quelle vere.
In pochi anni iniziò a collezionare centinaia di disegni e di modelli di biciclette, molti di più di quelli che un vero inventore avrebbe potuto creare nella sua intera vita.
Velocipedia, questo il nome del suo progetto, è però arrivato alla svolta nel 2016, anno in cui lo stesso Gimini ne entrò a far parte cominciando a creare alcune delle biciclette disegnate in precedenza dai suoi amici.
Dalle forme improbabili e dalla ristrette possibilità di un reale funzionamento, Velocipedia racconta con ironia quanto alla fine, se stimolati, tutti siamo in grado di inventare qualcosa.
In un modo o nell’altro.

