Il nome di Willy Chavarria circola con insistenza da qualche stagione e oggi vogliamo parlare del perché. Con le sue sfilate teatrali, radicali e cariche di messaggi politici, il designer americano sembra aver riscritto le regole del menswear contemporaneo, rendendolo il mezzo perfetto per parlare di identità, cultura e ingiustizie sociali. Ma prima di arrivare alle passerelle di Parigi, la storia di Chavarria è iniziata nella Central Valley californiana. Ma partiamo dal principio.

Figlio di un padre messicano-americano e di una madre irlandese, Chavarria è cresciuto a Huron, una cittadina abitata da lavoratori migranti. È da lì che nasce la sua ossessione per il riscatto e per la rappresentazione autentica della working class americana, in particolare quella latina. Dopo un percorso nel graphic design e un’esperienza fondamentale da Ralph Lauren, nel 2015 lancia il suo brand omonimo. L’estetica è fin da subito chiara: tailoring monumentale, proporzioni oversize, silhouette scolpite che ricordano l’orgoglio dei pachucos, lo stile dei cholos, le liturgie religiose e le immagini cariche di pathos dei detenuti e degli emarginati.
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Nelle ultime stagioni, Chavarria ha trasformato ogni sfilata in un atto di denuncia. Alla Fashion Week di gennaio 2025, nella American Cathedral di Parigi, la collezione FW25 Tarantula ha unito spiritualità e queer culture, accompagnata da musica dal vivo e da uno styling che sembrava un’installazione teatrale. Ma è con la SS26 HURON, presentata a giugno, che sembra essere arrivato oltre. La sfilata si apre con 35 uomini inginocchiati, a torso nudo e in magliette bianche oversize, in un’immagine che richiama le deportazioni ICE e le carceri centroamericane. Poi, un’esplosione di colori, eleganza sartoriale made in Italy, trench fluidi, pantaloni a vita altissima, bomber scolpiti e il debutto della sneaker in collaborazione con adidas.

Al centro c’è sempre il corpo, la presenza e la verità dei modelli: uomini queer, latini, neri, spesso non professionisti, che portano sul catwalk storie personali e comunitarie. Il tutto amplificato da casting iconici come James Harden e Stefon Diggs e da un’energia da rito collettivo. Non a caso, Chavarria è stato inserito nel Time 100 del 2025 e ha vinto per due anni consecutivi il CFDA Menswear Designer of the Year.


Tornando alla collaborazione con adidas, James Harden e diversi modelli hanno indossato la Megaride AG/XL, una sneaker che mescola l’estetica bold dei primi anni Duemila con un design proiettato nel futuro. Un dettaglio che non è passato inosservato e che ha aggiunto un ulteriore layer alla narrazione portata avanti da Chavarria.

La forza del suo lavoro non sta solo nel contenuto, ma anche nella forma. Le collezioni sono raffinate, costruite con materiali di qualità, e riescono a unire la precisione del design europeo con la visceralità della narrazione americana, ormai pronta per un vero e proprio cambiamento. In un momento storico in cui molte sfilate sembra non riescano più a emozionarci, Willy Chavarria porta il pubblico dentro a un’esperienza reale, viva, a tratti scomoda, ma necessaria.

Insomma, se oggi tutti parlano di Willy Chavarria è perché è riuscito in qualcosa di importante: rendere la moda non solo specchio, ma strumento di lotta. E lo fa con una voce che non ha bisogno di chiedere nessun permesso.
