Style La Milano Jacket di Nike non è solo una giacca
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La Milano Jacket di Nike non è solo una giacca

Intervista a Martin Lotti, Chief Product Officer, e a Danielle Kayembe, Apparel Product Innovation su come sta cambiando la tecnologia Air e sulla giacca del Team USA
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Anna Frattini

Da Dropcity, a Milano, Nike ha trasformato Unlimited Air in un laboratorio immersivo che mette al centro una sola materia: l’aria. Non un omaggio nostalgico ai cinquant’anni di Nike Air, ma l’apertura di una nuova fase in cui quella stessa tecnologia, nata nel footwear, entra nell’abbigliamento tecnico con un ruolo radicalmente diverso.

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La Therma-FIT Air Milano Jacket, indossata dagli atleti del Team USA per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, è il punto di svolta. Il passaggio non è stato una semplice trasposizione estetica. «Alla fine stiamo cercando di risolvere un problema. È così che inizia ogni progetto in Nike», ci ha spiegato Martin Lotti, Chief Design Officer di Nike. L’obiettivo non era citare l’iconografia dell’Air nella scarpa, ma capire come quell’ingrediente potesse rispondere a un’esigenza diversa: restare caldi, poi raffreddarsi, senza interrompere il movimento.

«Quello che le tiene insieme è l’ingrediente dell’aria», continua Lotti. Se nella scarpa l’Air è un’unità pressurizzata pensata per il cushioning, nella Milano Jacket diventa aria “regolare”, catturata in camere flessibili, pronta a essere modulata. «Sta tutto nel creare la migliore soluzione attraverso l’aria per gli atleti».

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Il vero cambio di prospettiva è stato accettare che l’isolamento non potesse essere statico. Danielle Kayembe, Apparel Product Innovation Expert, racconta come i primi prototipi fossero progettati semplicemente per trattenere calore. Poi è arrivata l’intuizione: «Quello che è unico è che è dinamico». I dati del Nike Sport Research Lab mostravano chiaramente che durante un allenamento al freddo il fabbisogno termico cambia in modo significativo dopo pochi minuti. Non serviva una giacca che facesse una cosa sola, ma «una giacca che facesse molte cose».

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Nasce così A.I.R.: Adapt, Inflate, Regulate. In una camera fredda allestita all’interno di Unlimited Air, la trasformazione era immediata: da windbreaker leggero a mid-weight puffer in pochi secondi, gonfiando o sgonfiando l’aria nelle baffles. Il volume cambia, la silhouette si espande o si comprime, l’isolamento si adatta alla fase dell’attività.

Per Lotti, questa trasformazione è l’espressione più pura del principio progettuale di Nike: «Non è “cosa disegno oggi?», ma «quale problema dell’atleta sto risolvendo oggi?». È qui che il motto form follows function prende senso concreto. «La Milano Jacket è tutta forma che segue la funzione. Come tieni qualcuno al caldo? E come si adatta con te?». Il capo cambia forma perché deve farlo.

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Ma Nike non si ferma alla funzione. «Nike è al suo meglio quando riesce a connettere performance, stile e anima», afferma Lotti, parlando di quella trifecta tra sport, youth e cultura street che permette al brand di trascendere il campo da gioco. La Milano Jacket, indossata dagli atleti del Team USA durante le cerimonie di premiazione invernali, incarna questa tensione: ingegneria pura all’esterno, dettagli simbolici all’interno — dalla grafica ispirata alle montagne del Colorado fino all’aquila le cui piume formano un segno di vittoria.

Anche l’inclusività è stata parte integrante del processo. Kayembe sottolinea come l’innovazione dovesse essere «inclusiva fin dall’inizio», non un’aggiunta successiva. Zip magnetiche, tirazip ripensati, modifiche al colletto e accorgimenti per atleti seduti in carrozzina sono stati sviluppati in dialogo diretto con olimpici e paralimpici. L’esperienza dell’aria doveva essere la stessa per tutti.

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Alla fine, ciò che rende la Therma-FIT Air Milano Jacket rilevante non è solo la tecnologia, ma la sua intuitività. «La migliore innovazione è quando le cose sono semplici, quando sono intuitive», conclude Kayembe. Indossare, gonfiare e successivamente regolare: il gesto è elementare, la ricerca dietro è complessa.

Con Unlimited Air, Nike sposta l’Air dal piede al corpo, trasformando l’outerwear in un’architettura responsiva. L’aria resta invisibile, ma diventa forma, volume, movimento. E soprattutto, diventa scelta.

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Scritto da Anna Frattini

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