CHEAP presenta FEMINIST AS FUCK, un nuovo progetto di arte pubblica che invade Bologna con manifesti potenti e provocatori. Con il coinvolgimento di 17 artistə internazionali, CHEAP prosegue il suo impegno nel trasformare i muri urbani in spazi di immaginazione transfemminista.

CHEAP e l’invasione femminista a Bologna
Il titolo “FEMINIST AS FUCK” è già una dichiarazione d’intenti: forte, diretto e provocatorio. Espressione comune in inglese, qui assume una valenza politica e simbolica. I manifesti non decorano lo spazio pubblico, ma lo contaminano con immagini e parole che sfidano l’ordine simbolico.

17 artistə, 17 visioni del femminismo
CHEAP ha coinvolto 17 artistə con background e linguaggi visivi diversi, uniti dall’intento di intrecciare arte e femminismo. Tra loro, illustratrici, fotografe e collettivi che mirano a destabilizzare l’immaginario dominante e proporre una nuova estetica della lotta.

Tra gli artistə figurano nomi già noti per chi segue CHEAP: Coco Guzman, protagonista di “TRANS CAMP” nel 2023; Joanna Gniady e Luchadora, già coinvolte in “La lotta è FICA”; Camila Rosa, autrice di “Ecofemminismo o Barbarie”; e Mrs. Riot, che aveva collaborato a “Sex Workers Speak Out”. Spicca anche Johanna Toruño (The Unapologetic Street Series) e Margherita Caprilli, fotografa ora in veste di autrice.

Il progetto vede il debutto di nuove collaborazioni con artistə internazionali come Analia Cid, Agata Kubis, Francesca Protopapa e Munirah Almehri, oltre a collettivi come C.Rude, SGAM e Comiqueras.
Il significato di “FEMINIST AS FUCK”
Il progetto nasce da una riflessione avviata durante la presentazione del libro “DISOBBEDITE”. Una domanda ha guidato il percorso: “Quando ci regalerete visioni della vittoria del femminismo?”. Le risposte si concretizzano nei 17 manifesti, che rappresentano corpi non governabili, desideri non binari e prospettive decoloniali. Tra le opere spicca la scritta “FREE GAZA” lunga 10 metri.

I manifesti condividono un linguaggio visivo comune: il fuoco, i corpi che sfidano le norme della rappresentazione e gli slogan incisivi. Non è cosmesi della lotta, ma una visione intersezionale che ridefinisce l’immaginario visivo femminista. Ogni poster è parte di un discorso corale che si snoda lungo le strade di Bologna.

ph. credits: Giulia Rosco
