Art Cosa raccontano le installazioni del Coachella quest’anno
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Cosa raccontano le installazioni del Coachella quest’anno

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Collater.al Contributors

Negli ultimi anni, il Coachella è diventato sempre più un evento da feed – una successione infinita di outfit coordinati, TikTok con i recap in tempo reale e scandali capaci di eclissare il motivo originale del festival: l’arte, la musica e gli spazi desertici della Coachella Valley. Eppure, nonostante tutto il rumore di fondo, ci sono ancora installazioni che continuano ad affascinarci. Vediamo le novità di quest’anno.

Il Coachella Valley Music and Arts Festival per l’edizione 2025, il programma artistico – curato da Public Art Company (PAC) insieme a Paul Clemente, storico art director di Goldenvoice – mette in scena un dialogo intimo con la natura, in particolare con il vento, la luce e la sabbia del deserto.

Isabel + Helen Studio al Coachella

A portare un’energia pervasiva, sospesa tra nostalgia e ingegno, ci pensa l’Isabel + Helen Studio con Take Flight, un’installazione che immagina ciò che sarebbe potuto essere se i sogni del volo umano del XIX secolo avessero preso forma nel deserto californiano. Gigantesche turbine girano lente, animate dal vento, mentre due biciclette-scheletro vagano per il festival come reliquie di un’aviazione mai nata. Di giorno, l’opera evoca una macchina abbandonata dal tempo; di notte, diventa una creatura luminosa, spettrale, che celebra la bellezza del gesto visionario, anche quando resta incompiuto.

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Stephanie Lin e Taffy

Tra le installazioni che più catturano l’attenzione, però, c’è Taffy di Stephanie Lin. Sette torri cilindriche, leggere come tende ma maestose come totem, danzano con ogni soffio d’aria. Il loro rivestimento in rete crea illusioni ottiche in continuo movimento, mentre i colori, ispirati al modernismo desertico di metà Novecento, riflettono e assorbono la luce a seconda dell’ora del giorno. Non c’è nulla di statico in Taffy: è un’architettura temporanea pensata per mutare, un rifugio che invita a fermarsi e lasciarsi dissolvere per un istante nell’incanto del paesaggio.

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Il Grand Bouquet di Uchronia

È Uchronia a chiudere il trittico con Le Grand Bouquet, una distesa surreale di fiori gonfiabili alti quanto palazzi, traslucidi e pulsanti di luce. Le loro corolle giganti offrono riparo dal sole e allo stesso tempo creano un paesaggio tra sogno e miraggio. È una primavera effimera quella che si vive sotto questi fiori, fatta di nostalgia, giochi di luce e un senso diffuso di sospensione: un momento di quiete collettiva prima di tornare al caos euforico di un festival che, purtroppo, non sembra più essere quello di un tempo.

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ph. courtesy Lance Gerber

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Scritto da Collater.al Contributors

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