Diana Studio è l’evoluzione di un maglificio di Prato che esiste da oltre cinquant’anni. Si tratta di un progetto che nasce dall’interno del sistema produttivo italiano per ripensare il modo in cui raccontiamo e facciamo la moda in Italia. Con Rumori Quotidiani, Diana Studio si è presentato al pubblico per la prima volta. L’evento, ospitato all’Aretè Showroom di Milano si è snodato rivelando un percorso immersivo attraverso il processo produttivo della maglieria: filati, texture e lavorazioni presentati come elementi vivi, accompagnati dai suoni reali delle macchine del maglificio: il paesaggio acustico da cui prende il nome l’intera operazione.

L’allestimento, curato da Nicola Pantano, guidava il visitatore dalla materia prima al capo finito, con un lungo intreccio di maniche come installazione tattile e un video che documentava gesti, macchinari e volti della produzione. Nel giardino, la collezione Spring Summer 27 era presentata in modo sospeso, quasi fluttuante a enfatizzare la leggerezza dei materiali e la dimensione sensoriale della maglieria.


ph. courtesy installation view Marcello Raguso
Il modello produttivo di Diana Studio è verticale e dichiarato: una parte della collezione viene realizzata internamente a Prato sotto la linea Manufatto Italiano, un’altra in Bangladesh attraverso partner selezionati e supervisionati dal team tecnico italiano, con filati italiani di alta qualità e condizioni di lavoro strutturate. Non un compromesso, ma una presa di posizione chiara pensata per cambiare le cose in un sistema complicato. L’obiettivo, dice il team dietro a Diana Studio, è semplice: fare il miglior prodotto possibile al miglior prezzo possibile. Investire nella maglieria prima che nell’immagine.






ph. courtesy Alessandra Padovani
