Il ciclismo su strada è da molti considerato uno sport secondario, o alcune volte noioso. Grazie alla mia famiglia – in particolare a mio fratello – ho scoperto fin da piccola che non è così.
Da oltre 15 anni vivo il ciclismo come osservatrice. So cosa sono le Strade Bianche, che prima c’è il Giro, poi il Tour e infine la Vuelta, conosco tutti i dettagli sulla rivalità tra Coppi e Bartali e davanti al nome Pogačar non ho nessuna esitazione sulla pronuncia. Ho ricordi di lunghe camminate per vedere tappe del Giro sulle Dolomiti, gli infiniti tornanti dell’Izoard, della felicità di vedere finalmente la carovana arrivare e – nel totale rispetto degli atleti – fare un paio di metri correndo di fianco a loro.
Eppure, in tutti questi anni non sono mai salita su una bicicletta da corsa, non ho mai indossato un kit e macinare chilometri di strada sotto le ruote.
Quando mi sono arrivati alcuni capi della nuovissima linea The One Off di Gobik l’ho preso un po’ come un segnale.
Dopo un confronto con mio fratello (il vero esperto della famiglia), abbiamo deciso di utilizzare un metodo scientifico per mettere alla prova al meglio il kit.


Così ho deciso di provare prima un kit generico, acquistato su un sito di sportswear generalista senza leggere troppo la scheda tecnica. Non il peggio del peggio, un kit onesto, che mio fratello avrebbe indossato senza problemi. Poi avrei provato il kit Gobik. Il tutto nello stesso giorno, sullo stesso percorso.
Sabato mattina, ore 07:00, Liguria, Aurelia, Finale Ligure-Loano (sulle orme della Milano-Sanremo).
Non starò a raccontare come è stata la prova con il primo kit, non è questo il punto. Ho solamente notato che sulle gambe, la fine dei pantaloncini si rigirava leggermente su se stessa. Non la migliore sensazione, soprattutto alla prima esperienza su strada.

Dopo mezz’oretta sono tornata a casa per cambiarmi e provare finalmente il kit di Gobik formato dalla Krypton Jersey, dallo Xenon Bibs e dai Randon Socks. Solo una volta indossato ho capito a pieno la tecnologia che si nasconde dietro al tessuto woven che avevo letto sul comunicato (e che mio fratello mi aveva dettagliatamente spiegato il giorno prima).
La parola giusta per descrivere la sensazione è assenza.
Assenza di attrito, assenza di spostamento, assenza di sensazione sulla pelle.
Il tessuto ha seguito ogni mio movimento e a un certo punto, sull’Aurelia, con il mare alla mia sinistra e il sole alle spalle, ho smesso di pensare a cosa stavo indossando. Il che è, a quanto pare, l’obiettivo finale di tutto.
Da profana non posso non sottolineare soprattutto la particolarità dei calzini, che sembra davvero che più pedali più raffreddano le caviglie. Una sensazione stranissima da provare e difficile da raccontare.
Non so se tornerò in sella a una bicicletta da corsa, ma se mai dovessi farlo lo farò sicuramente con il kit di The One Off di Gobik (e sempre insieme a mio fratello, che guarderà il mio outfit con leggera invidia).






The One Off è disponibile sul sito di Gobik.
