La politica internazionale come fonte di ispirazione. L’attuale clima politico a far da sfondo alle scelte di Demna Gvasalia per la collezione e la campagna SS20 di Balenciaga.
Già durante lo show di Parigi di fine settembre, il riferimento era stato chiaro ed esplicito. Il catwalk si è svolto in una sala della Cité du Cinema di Parigi opportunamente modificata per rievocare in modo inequivocabile il Parlamento Europeo; interamente tappezzata di un colore blu, molto simile a quello caratteristico della UE, la sfilata è stata accompagnata dal sound di BFRND, producer di musica elettronica che viene dalla Francia del Sud ma ormai stabilitosi in Svizzera.
I suoni del 25enne francese sono evocativi, ossessivi e a tratti terrificanti.
Lo show è stato una gigantesca presa in giro quasi teatrale dell’establishment, connettendo il concetto di potere, quello di identità e dei rapporti sociali.

Cancellando tutti i tweet precedenti Balenciaga ha lanciato un’estensione della campagna SS20 (una serie di modelli fotografati come se fossero candidati politici da Laurence Chaperon, fotografo famoso per le sue campagne politiche), postando un video che guarda alle più importanti problematiche contemporanee (global warming, l’enorme incertezza della politica internazionale e la tensione per le imminenti presidenziali) con un taglio post-apocalittico e distopico, che sa di incubo e di preoccupazione per ogni singolo aspetto della nostra contemporaneità.
Un telegiornale serale angosciante, dove modelle e modelli (pro e non) paludati in vestiti della collezione SS20 (più corporate che mai) annunciano senza alcun tipo di espressività, in modo monotono e con bocche manipolate digitalmente, (ricordano in maniera sinistra i cartoni animati realizzati dai Cambria Studios dove per far muovere le labbra ai protagonisti utilizzavano la tecnica del synchro vox) che l’acqua sta finendo e i pianeti si stanno allineando, il mondo è alla deriva ma non c’è preoccupazione ma rassegnazione, inazione. Un atteggiamento passivo che sembra normale e abitudinario.

I “giornalisti” e i soggetti intervistati emettono suoni che compongono una rumorosa e cupa colonna sonora realizzata stravolta dal duo sperimentale originario di Detroit, Wolf Eyes.
Il video è stato diretto da Will Benedict, la campagna è una rappresentazione metafisica del disagio, del tormento e dell’inquietudine che abita in ognuno di noi di fronte alla quale ci poniamo con l’atteggiamento del non-fare dell’uomo inetto, un immobilismo consapevole che ci rende tutti colpevoli.
