Se la fotografia e l’arte in generale sono storicamente attribuite a grandi personalità maschili, esiste una grande parte – più nascosta senz’altro – in cui il ruolo della donna è stato fondamentale, ma messo in ombra da una cultura patriarcale che impediva loro di emergere in egual modo. A partire dalla Collezione Donata Pizzi, la Fondazione Sabe per l’Arte mette in luce la fotografia femminista italiana degli ultimi cinquant’anni. Si tratta di una mostra intitolata Fotografia e Femminismi che inaugurerà domani 5 ottobre a Ravenna con l’attenta cura di Federica Muzzarelli. La mostra accosta lavori di artiste storiche come Liliana Barchiesi, Lisetta Carmi, e Paola Mattioli a quelli di nuove voci contemporanee come Martina Della Valle e Alba Zari. Questo dialogo tra generazioni di artiste vuole sottolineare la continuità e l’evoluzione del pensiero femminista in fotografia, perché c’è, esiste ed è di grande valore.


La mostra si concentra su quattro temi principali: Album di famiglia, Identità di genere, Stereotipi e spazi domestici, Ruoli e censure sociali. «Ma la mostra è anche un racconto nel racconto» si legge sul comunicato stampa che anticipa il percorso espositivo, ricco di materiali storici come le maquette del volume collettivo femminista Ci vediamo mercoledì. Gli altri giorni ci immaginiamo (1978), sottolineando l’importanza della memoria storica nel contesto dell’arte femminile.

Fotografia e Femminismi vuol essere una testimonianza dell’importanza di sostenere le voci femminili nell’arte, e contribuisce a dare visibilità al patrimonio culturale costituito dalle donne fotografe italiane.
La mostra è aperta fino al 15 dicembre 2024 alla Fondazione Sabe per l’arte in Via Giovanni Pascoli 31, Ravenna.








In cover: Lucia Marcucci, Essa Extra, dalla serie Pin Up, 1965. Lambda print 2016 42,8x30cm
