Acqua, pressione, aria. L’opera di Fujiko Nakaya parte da elementi radicalmente semplici, eppure il risultato è capace di disorientare completamente la percezione dello spazio. Con Cloud #07156, l’artista giapponese porta la sua ricerca pluridecennale sulla nebbia come mezzo scultoreo nella Rotonda della Bourse de Commerce alla Pinault Collection di Parigi, nell’ambito della mostra Clair-obscur.

L’installazione occupa il cuore circolare del museo, sotto la cupola monumentale, in dialogo diretto con il cilindro in calcestruzzo progettato da Tadao Ando: una struttura che già di per sé trasforma, filtra, cela e rivela lo spazio storico che la contiene. La nebbia introduce un terzo elemento, mutevole e impalpabile, che si sovrappone all’architettura senza appartenerle.
La nuvola è composta interamente da goccioline d’acqua microscopiche, atomizzate attraverso pompe ad alta pressione e ugelli appositamente progettati fino a raggiungere un diametro tra i venti e i trenta micron, corrispondente a quello della nebbia naturale. La scultura non ha una forma fissa: si addensa e si dissolve nel corso della giornata, risponde alle correnti d’aria, ai sistemi di ventilazione, al movimento dei visitatori. Nakaya ha spesso descritto questi lavori come conversazioni con le forze naturali, riconoscendo che vento, umidità, temperatura e presenza umana sono, in ultima istanza, i veri autori della forma.
Il titolo Cloud #07156 rimanda al codice della stazione meteorologica più vicina alla Bourse de Commerce, stabilendo un legame tra la nuvola artificiale all’interno dell’edificio e le condizioni atmosferiche reali sopra la città. Risuona qui anche il concetto giapponese di ma, quell’intervallo relazionale tra persone e cose che la nebbia rende tangibile: non un vuoto, ma un campo attivo di incontro.
Nell’ambito di Clair-obscur, curata da Emma Lavigne con il contributo della storica dei media Anne-Marie Duguet, Cloud #07156 è il fulcro della sezione dedicata alla nebbia, accanto a opere di Trisha Donnelly, Bruce Conner, Frank Bowling e Wolfgang Tillmans. Il confronto con l’architettura di Ando mette a fuoco un interesse comune per tempo, natura e percezione: mentre il cilindro in calcestruzzo incornicia e parzialmente occulta la rotonda storica, la scultura di nebbia aggiunge uno strato climatico in continuo mutamento.

