Style Gianni Versace. Una leggenda italiana
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Gianni Versace. Una leggenda italiana

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Andrea Tuzio

“Chi si ferma è perduto. Tutto ciò che è tabù, nel mio lavoro, va sgominato. Io intendo possedere la moda, scuoiarla viva, tirarle fuori l’anima”.

Era viscerale, passionale, carnale, dirompente, un fiume costantemente in piena.
Gianni Versace era un uomo del sud Italia con tutti i crismi e le peculiarità caratteriali che questo si porta dietro e che riversava nelle sue indimenticabili creazioni. 

Sempre fedele a se stesso, non si è mai omologato ai canoni che dominavano la moda alla fine del 20° secolo caratterizzati da un minimalismo spinto, quasi severo, anzi. Lo stilista calabrese ha ridefinito in modo impetuoso l’immaginario estetico dell’epoca.
Look sgargianti e coloratissimi, sensuali ed estremi ispirati al mondo del bondage, un tocco barocco e dionisiaco miscelati a un approccio senza confini lo hanno portato a diventare – insieme a Valentino e Giorgio Armani – l’emblema del Made in Italy in tutto il mondo. 

“Reggio Calabria è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d’Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia”.

Quella favola di cui parlava Gianni in un’intervista del ‘92 inizia il 2 dicembre del 1946 nel capoluogo calabro. Già da ragazzino comincia il suo rapporto intrinseco e indissolubile con la moda, quella fatta di ago e filo per intenderci. La madre Franca era una sarta di professione e possedeva una delle migliori sartorie italiane al n°13 di via Tommaso Gulli nei pressi del Duomo di Reggio. Lavora lì per un po’ poi, dopo aver frequentato il liceo classico senza mai terminare il ciclo di studi, nel 1972 si trasferisce a Milano per lavorare come designer. Nel ’75 arriva la sua prima collezione in assoluto per Complice composta da abiti in pelle e il 28 marzo del ’78 Gianni firma la sua prima collezione che porta il suo nome dopo aver fondato la maison insieme al fratello Santo e a Claudio Luti. 

Questa prima collezione – presentata al Palazzo della Permanente di Milano – delinea già il gusto e il coraggio di Gianni: stampe, panneggi ed elementi metallici sono le caratteristiche che rompono gli schemi dell’epoca e proiettano Gianni e la sua appena nata casa di moda nel gotha del fashion italiano e non solo.  

“Quando le persone guarderanno a Versace dovranno sentirsi atterrite, pietrificate, proprio come quando si guarda negli occhi la Medusa”.

Appassionato di storia dell’arte e di mitologia greca, Gianni sceglie come logo della maison una delle Gòrgoni, Medusa.
Sorella di Steno ed Euriale, Medusa è la Gòrgone per eccellenza, unica mortale e loro regina, era anche la custode degli inferi per volere di Persefone.
Splendide nell’aspetto, al posto dei capelli avevano una chioma fatta di serpenti e chiunque incrociasse il loro sguardo restava pietrificato per sempre. 

Innovatore assoluto nel design, nelle tecniche e nella ricerca dei tessuti che, nel caso non esistevano, creava lui stesso. Ne è un esempio la collezione del 1982 quando Gianni scelse l’oroton, una maglia metallica molto leggera e morbida grazie alla quale creò dei veri e propri capolavori.

Le stampe barocche e coloratissime su camicie di seta di fine anni ’80, il nero e il bondage che hanno caratterizzato i ’90 così come gli elementi metallici, tratto distintivo dello stilista calabrese, rappresentano gli ultimi lasciti di Gianni prima della sua prematura e drammatica scomparsa.

Il 15 luglio del 1997, in pieno giorno sulle scale d’ingresso della sua villa di Miami, Gianni Versace viene assassinato da Andrew Cunanan con due colpi di pistola che mettono fine alla vita di un’icona intramontabile e decisiva della storia della moda di tutti i tempi.
Quello che però continua tuttora a vivere è il suo genio e la sua eredità grazie ai suoi disegni e alle sue creazioni leggendarie, nonché al lavoro di sua sorella Donatella che ha preso le redini della maison dopo il suo assassinio. 

I simboli, i colori, le top model, l’erotismo sensuale e fortissimo, il richiamo alla sua madre terra e la sua anima impossibile da rinchiudere in una definizione e che esplodeva di gioia e creatività sono il lascito, questo sicuramente immortale, della leggenda Gianni Versace. 

“Io non sono un disegnatore di moda: sono un sarto. È il mio mestiere. I vestiti li so tagliare e cucire. Non è che lo sappiano fare proprio tutti”.  

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Scritto da Andrea Tuzio

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