La campagna elettorale di Zohran Mamdani, da oggi sindaco di New York, è diventata un piccolo caso di studio. Non solo per la sua efficacia comunicativa, ma per il modo in cui ha saputo fondere linguaggi e codici della cultura pop dentro un contesto tradizionalmente rigido come quello politico. Un approccio che, come sottolinea Livio Basoli in Bursting the Bubble nella newsletter di Domenico Loperfidio su Substack, in case you missed it, si muove tra “strategic consistency” e “creative chaos”, trasformando la politica in un terreno di sperimentazione visiva e culturale.
Mamdani – già membro dell’Assemblea dello Stato di New York – ha costruito una campagna che sembra pensata più per i feed dei suoi elettori che per un comizio. Ogni video, manifesto o post vive come un contenuto pop: ironico, brillante, immediato. Invece di mantenere un’estetica fissa, la sua comunicazione si reinventa continuamente, aprendo il gioco ai meme, ai remix e ai contributi dei sostenitori. L’identità visiva giallo-viola, un incrocio tra Bollywood e bodegas newyorkesi, è allo stesso tempo riconoscibile e liberamente reinterpretata. Come nota Basoli, la forza della campagna sta proprio nel “lasciar andare” la propria immagine, nel preferire il contesto alla coerenza.
È difficile pensare a un altro politico capace di trasformare il proprio volto in un linguaggio visivo così fluido. Il sorriso costante di Mamdani, il tono leggero e autoironico, ribaltano la drammaticità che da anni domina la comunicazione politica. La sua presenza è contagiosa, e più che un candidato sembra un creator che usa l’intrattenimento come strumento di partecipazione. Basoli parla infatti di “Age of Creatocracy”: un’epoca in cui il linguaggio della rete diventa l’unico davvero credibile, anche per chi ambisce a governare una città.
Dietro la campagna ci sono agenzie come Fight e Melted Solids, che hanno saputo tradurre l’attivismo progressista in una forma visiva accessibile e disarmante. Il loro lavoro, come scrive ancora Basoli, funziona perché “ha un’urgenza reale”, perché si percepisce che dietro a ogni messaggio ci sia una convinzione politica autentica.
La campagna di Zohran Mamdani non vincerà probabilmente nessun premio a Cannes, ma ha già insegnato qualcosa a chi si occupa di comunicazione, arte o cultura visiva. Al giorno d’oggi la consistenza vale meno della connessione, e l’identità può essere forte anche se mutevole, e che un sorriso, nel rumore di una città come New York, può essere un atto politico.
