Style Nike Air Foamposite, il futuro
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Nike Air Foamposite, il futuro

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Andrea Tuzio
Nike Air Foamposite, il futuro | Collater.al

Nel 1997 Nike lanciò una delle silhouette più innovative, futuristiche, spiazzanti, polarizzanti, divisive e di successo della storia del brand, la Nike Air Foamposite. 

L’accoglienza di quella scarpa da basket così diversa da ogni cosa vista fino a quel momento divise in due tronconi l’opinione pubblica: da un lato c’erano quelli che la bollavano come un esperimento mal riuscito, sia dal punto di vista del design che da un punto di vista strutturale, sostenendo addirittura che Nike stesse gettando all’aria tutto il lavoro fatto con la linea Air Jordan; dall’altra c’erano quelli che se ne innamorarono a prima vista vedendoci un passo decisivo nel futuro. 
I dubbi però vennero fugati quasi immediatamente.
Già dalle prime prove in campo si capì che quell’aspetto da scarpa del futuro non era soltanto un vezzo estetico ma si traduceva in un’incredibile comodità e grazie al calore sviluppato durante l’attività all’interno della scarpa, la tomaia in Posite si modellava attorno al piede, questa peculiarità faceva della Nike Air Foamposite una delle sneaker da basket più performanti mai realizzate. 

“Cosa succede se si immerge il piede in una miscela liquida di materiali in modo che ne prendano la forma? E se si potesse giocare a basket con la struttura ottenuta?”
Eric Avar

Iniziò tutto come un progetto sperimentale del team Advanced Product Engineering di Nike guidato da Eric Avar e dall’attuale Director of Footwear Innovation Exploration, Jeff Johnson, che ben presto si trasformò nella silhouette più costosa mai realizzata dall’azienda di Beaverton: soltanto lo stampo utilizzato per creare la scarpa costò alla Nike la bellezza di 750.000 dollari. “In sostanza, era una sorta di rivestimento di materiale all’interno del quale avevamo versato del poliuretano. In questo modo abbiamo definito forma e struttura. La parte centrale dello stampo definiva la forma della scarpa, mentre le sagomature laterali i dettagli esterni; poi, abbiamo pressato tutte le parti insieme”, dichiarò Avar.

La difficoltà di Avar e del suo team era quella di trovare un appaltatore in grado di fornire il materiale sintetico per la struttura senza cuciture della scarpa, la risposta arrivò dall’azienda automobilistica Daewoo che contribuì in maniera decisiva alla produzione della Foamposite. Secondo Avar, il processo di creazione del modello del 1997 richiese circa tre o quattro anni e fu portato a termine non senza critiche negative come dicevamo all’inizio. 

Inizialmente pensate per essere indossate dal secondo violino più forte della storia della pallacanestro, la stella dei Chicago Bulls, Scottie Pippen, che però si rifiutò una volta viste, fu un altro giocatore NBA che scelse di indossarle, Anfernee ‘Penny’ Hardaway. 
Avar chiamò l’allora guardia degli Orlando Magic per discutere delle sue nuove segnature shoes dopo aver disegnato le Air Penny due anni prima, e si incontrarono: “Stavamo finendo e Penny mi guarda e dice, ‘cos’è che hai nella borsa?’ Ho quasi esitato a tirare le scarpe fuori dalla borsa ma l’ho fatto e lui le ha afferrate e mi fa ‘cos’è questo?’ Ho detto che era un concept su cui stavamo lavorando. Mi ha fermato proprio in quel momento e ha detto ‘È questa. Voglio che sia la mia prossima scarpa”.

Penny Hardaway infatti fu il primo giocatore NBA ad sfoggiarle in campo ma il vero debutto delle Nike Air Foamposite su un parquet avvenne grazie a Mike Bibby, all’epoca play dell’Università dell’Arizona, i famosi Arizona Wildcats, che indossò le scarpe durante una partita del campionato NCAA il 23 marzo del 1997. 

Hardaway le indossò nella seconda parte della stagione 96/97 ma, visti i regolamenti in base alla colorazione della scarpa – che doveva essere sempre in tinta con i colori della franchigia – la NBA si fece sentire visto che il troppo azzurro non si abbinava ai colori degli Orlando Magic quindi pare che lo stesso Penny Hardaway colorò di nero con un pennarello le scanalature della tomaia, dando vita alla famosa colorway “Sharpie”.

In questi quasi 24 anni la tecnologia che caratterizzò la Foamposite è stata utilizzata per tantissimi altri modelli tuttora presenti nel catalogo Nike Basket e moltissime sono state le colorway realizzate, compiendo il salto fuori dal parquet e diventando un modello di culto per ogni sneakerhead sulla faccia della terra.

Con il suo prezzo elevato e l’estetica futuristica così divisiva, la Nike Air Foamposite è diventata una delle silhouette più ricercate di Nike e punto di riferimento culturale, come sottolinea la collaborazione con Supreme del 2014 e l’imminente ritorno in auge di uno dei modelli iconici dell’intera storia di Nike. 

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Scritto da Andrea Tuzio

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