La scomparsa di Pedro Friedeberg, morto a 90 anni, segna la fine di una delle visioni più eccentriche e riconoscibili del design del Novecento. Artista e designer fuori dagli schemi, Friedeberg ha costruito un universo visivo fatto di architetture impossibili, decorazioni ossessive e ironia neo-barocca. Tra tutte le sue creazioni, la Hand Chair è sicuramente la più riconoscibile.

Progettata nei primi anni Sessanta, la Hand Chair è uno di quegli oggetti che sfuggono alle categorie tradizionali del design. La struttura è tanto semplice quanto sorprendente: una grande mano stilizzata il cui palmo diventa la seduta, mentre le dita si aprono a formare schienale e braccioli. Sul palmo, quasi sempre, un cuscino circolare accentua l’idea di accoglienza, come se la sedia offrisse letteralmente una mano su cui sedersi.

Nata in un momento in cui il design iniziava a liberarsi dal rigore del funzionalismo, la Hand Chair incarna perfettamente lo spirito creativo degli anni Sessanta. Friedeberg sceglie consapevolmente una strada opposta: ironica, simbolica e profondamente surrealista. L’oggetto funziona come arredo, ma allo stesso tempo mette in discussione il confine tra design e scultura.

Nel corso dei decenni la Hand Chair è diventata una delle sedute più riconoscibili del XX secolo, entrando nelle collezioni di istituzioni come il Museum of Modern Art, il Louvre Museum e il Los Angeles County Museum of Art. Un destino sorprendente per un oggetto nato quasi come un gesto surrealista.

Nato nel 1936 da genitori ebrei tedeschi e trasferitosi da bambino a Mexico City, Pedro Friedeberg ha costruito proprio lì il suo immaginario artistico, entrando in contatto con l’ambiente sperimentale attorno a Mathias Goeritz. La Hand Chair resta forse la sintesi più immediata di quella visione: un oggetto che trasforma un gesto quotidiano, quello del sedersi, in un piccolo atto di fantasia. Con la sua morte, quell’immaginazione rimane impressa in una delle sedie più strane e memorabili della storia del design.

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