Ammettiamolo, è la nostalgia il grande trend degli ultimi anni.
Nostalgia che riporta in auge accessori come le cuffie con il filo o i jeans a vita bassa, che ci spinge a rivedere le classiche rom-com e che ha un risvolto anche all’interno delle nostre case in cui non può più mancare un oggetto vintage di almeno trent’anni fa.
Ogni cosa uscita dagli anni ‘80 e ‘90 è un potenziale nuovo trend, o un nuovo-vecchio oggetto che torna nelle nostre vite e noi abbiamo trovato il prossimo di cui sarà impossibile fare a meno.
Personalmente, uno degli oggetti che mi manca di più di quando ero bambina è il telefono fisso. Quello dei miei ricordi è nel dettaglio un Sirio della SIP di un bel color rosso, ma ciò che mi manca in particolar modo è ciò che rappresenta: le telefonate non erano qualcosa di volante tra una faccenda e l’altra, qualcosa da fare mentre si pensa o si fa tutt’altro, erano un impegno. Bisognava fermarsi, sedersi e stare davvero ad ascoltare chi c’era dall’altra parte, con la sicurezza che anche chi stava dall’altro capo del filo era fermo e seduto ad ascoltare noi.
Non di minore importanza è il fatto che, al contrario dei telefoni contemporanei con il loro design minimale e ridotto all’osso, la cornetta del telefono e il suo cavo a spirale erano di un’eleganza, ma anche modernità estrema. Ed è qui che arriva la nostalgia.
Per questo motivo quando mi sono imbattuta nel Pop Phone di Native Union non ho potuto non sorridere.


Per chi non lo conoscesse, Native Union è un brand di accessori tech nato nel 2009 dall’incontro tra Igor Duc e John Brunner, con il design pensato a Parigi. Negli anni è diventato un nome che si incontra tanto negli Apple Store quanto nelle boutique di lusso, e la sua idea è semplice. Un cavo, una custodia o un caricatore non devono essere noiosi. Oggi il marchio è certificato B Corp e lavora con materiali riciclati.
La parte più divertente è che la storia del marchio parte proprio da una cornetta. Il primo prodotto di Native Union è stato infatti un handset retrò, e oggi il Pop Phone torna in una versione ripensata per i dispositivi di adesso. Si collega alla porta USB-C di smartphone, tablet e computer, e funziona senza batterie da ricaricare e senza accoppiamenti Bluetooth da fare. Si inserisce e si parla.
Sul manico trovano posto il tasto per rispondere e quello per riagganciare, microfono e altoparlante sono pensati sia per le chiamate sia per le videochiamate, e naturalmente non può mancare il fantastico cavo a spirale.

Come ogni telefono che si rispetti, anche il Pop Phone gioca molto sul colore. Alarm Red, Pine, Sandstone, Lemon, Candy, Azur, Slate Green e un Black per chi preferisce restare sobrio, a cui si sono aggiunte le edizioni limitate Bubble Gum e Mirror e una versione trasparente pensata per i MoMA Design Store giapponesi.
Certo, non è l’accessorio più pratico del mondo, e non pretende di sostituire gli auricolari con cui ormai parliamo camminando, rispondendo a un messaggio e controllando la mappa nello stesso momento. Ha però il merito di riportare nelle nostre mani un oggetto che si vede, ha un peso e un colore, e che ci chiede una cosa che non facevamo da un po’. Fermarci, sederci e ascoltare davvero chi c’è dall’altra parte del filo.



Leggi anche:
