Da Artopia a Milano, Porous Kinship riunisce cinque artiste in una mostra collettiva curata da Maddalena Iodice che riflette sul rapporto tra corpo, materia e ambiente. L’intenzione è quella di costruire un dialogo tra opere diverse per linguaggi e materiali, ma accomunate dall’idea che la natura non sia uno sfondo distante, bensì una presenza con cui siamo costantemente in relazione.
Pittura, scultura e video si alternano lungo la mostra, suggerendo una lettura del mondo in cui umano e naturale si influenzano a vicenda. Le opere mettono al centro trasformazioni lente, contatti diretti e collaborazioni tra elementi diversi, invitando a osservare la materia come qualcosa di vivo, in continuo mutamento.
Kesewa Aboah lavora proprio sul contatto fisico tra corpo e superficie. Le sue incisioni su metallo nascono da gesti diretti, in cui il corpo lascia tracce e impronte che si distribuiscono sulla superficie. Le opere della serie July, series (N.1–4), 2026 mostrano segni ripetuti e irregolari, piccole presenze che raccontano un incontro ravvicinato tra pelle e materiale.
Ph. Michela Pedranti | Courtesy the artist and Artopia Gallery, Milano
Il lavoro di Alberte Agerskov si concentra invece su processi naturali e trasformazioni graduali. Nella serie MP Mutual Pressure, 2026, l’artista lascia che acqua e pietra interagiscano nel tempo, permettendo all’erosione di modellare lentamente la superficie. Le opere mostrano così il risultato di un cambiamento progressivo, dove la forma finale è il frutto di una relazione tra elementi.
Una dimensione collaborativa emerge anche nel lavoro di Aléa Work, studio creativo fondato da Miriam Josi e Stella Lee Prowse. Qui è il micelio, la rete sotterranea dei funghi, a intervenire direttamente nel processo creativo. In Mycelial Pattern N.7, 2026, un lungo tessuto sospeso attraversa la galleria, segnato da forme generate dalla crescita organica del micelio. Le superfici cambiano nel tempo, rendendo visibile il contributo di un agente naturale all’interno dell’opera.
Nei dipinti di Dimitra Charamandas, paesaggi e superfici organiche si confondono. Le sue tele suggeriscono territori che ricordano pelle, rocce o strutture geologiche, creando immagini sospese tra astrazione e paesaggio. La grande tela Terraces, outfields (Nadia), 2025 introduce questa ricerca, mentre le opere più piccole della serie Little inlets emergono dalle pareti, accentuando la dimensione fisica della pittura.
Chiude il percorso il video When the Sea Swallows, 2022 di Diana Policarpo, che racconta la storia di una piccola isola attraverso una narrazione immaginaria. L’opera riflette sui cambiamenti ambientali e sul rapporto tra territorio, memoria e trasformazione, offrendo una prospettiva in cui il paesaggio diventa protagonista.
Pensata in relazione agli spazi della galleria, Porous Kinship si sviluppa come un racconto in cui ogni lavoro contribuisce a costruire un ambiente condiviso. Artopia propone così una mostra che invita a osservare con maggiore attenzione le relazioni invisibili tra corpo, materia e natura, trasformando l’esperienza espositiva in un momento di ascolto e connessione.
ph. Michela Pedranti
