«Siamo creature fragili, esposte costantemente al rischio del limite. Camminiamo in punta di piedi su specchi che si infrangono sotto il peso del nostro incedere. […] Ci muoviamo, instabili, all’interno di un orizzonte transitorio che non concede vie di fuga». Si apre così, con queste parole di Alessandro Michele la sfilata che segna il suo attesissimo ritorno – questa volta al comando di Valentino. Ma oggi non siamo qui per parlare della sfilata. Quello che ha colpiti noi, guardando Pavillon des Folie, è un’installazione che riprende in pieno le parole dello stilista riportate sopra. Nello specifico, Passi di Alfredo Pirri, su cui i modelli hanno camminato mostrandoci l’immaginario del nuovo Valentino secondo Alessandro Michele. Vediamo di cosa si tratta e chi è l’artista dietro questa installazione.


L’avevamo già vista su Instagram, accompagnata da una caption che racconta l’opera. «In questo spazio disabitato, dove il tempo è sospeso, il pavimento è caratterizzato da specchi serpeggianti, incrinati e scintillanti – un’opera intitolata ‘Passi’ dell’artista Alfredo Pirri. La loro continua frammentazione ci invita a riflettere sulla nostra percezione della realtà». Si tratta – più che di un’installazione unica – di un progetto che riesce ad abitare luoghi diversi adattandosi e rileggendo gli spazi sia frammentandoli che illuminandoli.
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Il Pavillon des Folies immaginato da Michele è quindi andato in scena su questa opera – contornata da mobili ricoperti di teli bianchi come in una casa disabitata ormai da anni – e solo così sembra possibile riuscire nell’intento di dar nuova linfa alla maison.
Alfredo Pirri e il suo incantesimo di specchi
Classe 1957, Alfredo Pirri ha origini cosentina ma oggi vive e lavora a Roma. Nel corso della sua carriera si è dedicato sia alla pittura che alla scultura, all’architettura e all’installazione. Tutto inizia negli anni ’80 con le prime personali fino alla realizzazione di grandi opere pubbliche tra cui il restauro del teatro Kursaal di Bari e del teatro Maggio Fiorentino di Firenze. In mezzo c’è stata anche la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1988 e la partecipazione alla collettiva Minimalia: An Italian Vision in 20th Century Art al MoMA PS1 di New York, curata da Achille Bonito Oliva.
Nello specifico, Passi, risulta come un incantesimo di specchi calpestabile, un gigantesco pavimento dove va in scena la vita. L’intenzione di Pirri è quindi quella di voler far riflettere il pubblico, nel caso di Pavillon des Folie quello della moda, sulla relazione fra frammento e interezza, tra noi stessi e gli altri. Siamo quindi al limite della performance quando sentiamo qualcuno calpestare questo incantesimo, dove il doppio diventa un simbolo e dove chiunque cammini sopra all’opera sia pronto a trasformare la percezione di sé e di collettività per come la conosciamo. Qui (dal minuto 1:33) è possibile vedere anche la tecnica utilizzata dall’artista a Roma, nel 2018, a Palazzo Altemps in un’altra versione di Passi.

Quello di cui siamo sicuri, oltre che al fascino in grado di esercitare su di noi, è che l’utilizzo di questa opera sappia dimostrare come Alessandro Michele riesca a non risultare mai superficiale. Mandando a quel paese anche la superstizione. Non ci rimane quindi che aspettare di vedere tutti gli artisti che seguiranno lo stilista in questa avventura con la maison Valentino, proprio come succedeva da Gucci.
