Sono anni ormai che sono ossessionata dalla pagina Instagram @archeoplastica che oggi conta più di 400K follower. Ma a me e a tutte queste persone cosa appassiona di questo format? Si tratta di «un progetto di sensibilizzazione sull’inquinamento del mare causato dalla plastica, sfruttando vecchi rifiuti spiaggiati», si legge nella bio in italiano. Il progetto infatti nasce da Enzo Suma, un ragazzo pugliese che da oltre dieci anni lavora come guida naturalistica ad Ostuni, in provincia di Bari. Sulla pagina Instagram quasi ogni giorno posta un video che immortala un oggetto di plastica rinvenuto sulle nostre spiagge e ne racconta la storia, dimostrando – terribilmente – come questi prodotti sopravvivano da oltre cinquant’anni in mare, compiendo chissà quali viaggi fino ad arenarsi a riva. Se poi si scava più a fondo, si finisce sul suo sito, letteralmente un museo virtuale che archivia «una selezione di reperti» che il mare ci ha restituito. Ma scopriamo qualcosa di più su questo design di plastica che popola le nostre spiagge “paradisiache”, tanto da poter far nascere una nuova disciplina “l’archeologia della plastica”.
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Il misterioso clown greco
Dalla Puglia alla Sardegna, nessuna spiaggia è esente da questo fantastico design di plastica, per di più vintage. Attraverso Archeoplastica è interessante scoprire la storia di alcuni prodotti ma, allo stesso tempo, è agghiacciante appurare come questi siano conservati così bene dal mare, come se li avessimo appena tirati fuori dall’armadio della nonna. Alcuni degli oggetti che mi hanno appassionato hanno un passato lontanissimo e una storia intricata, nonché un’origine non proprio italiana, altro dato spaventoso. Per esempio, qualche tempo fa la pagina ha mostrato un “misterioso clown greco“, trovato su una spiaggia di Lecce di cui non si conosceva nulla, se non le sue origini, la Grecia (grazie alla scritta Kazaplast, una ditta greca che produceva per terzi sia giocattoli che flaconi di ogni tipo). Grazie all’ampia rete di Archeoplastica, il mistero è stato risolto. Sul sito, la sua scheda riporta alcune specifiche:
«Incredibilmente abbiamo risolto il mistero del clown greco. Non si tratta nemmeno di un clown ma di un personaggio in stile Pierrot. Si tratta del ragazzino Fino che, a partire dagli anni ’50, ha caratterizzato i vasetti di miele dell’azienda Attiki. Quindi questo flacone conteneva miele, come ci ha confermato direttamente l’azienda greca che ci ha mostrato com’era in origine. Questo particolare contenitore è stato prodotto dal 1960 al 1969 e venduto solo in Grecia. Come tappo aveva un cappello a forma di imbuto dalla quale usciva il miele. Abbiamo potuto risolvere il mistero grazie all’intuizione di Francesca che ci segue su instagram. Durante una ricerca sui vasetti di miele greco si è accorta della somiglianza del disegno del personaggio Fino con il nostro flacone, sia nei lineamenti del volto che nella sua gestualità. Da questa traccia è stato possibile risalire ad un video dell’azienda in cui compare questo flacone. Ringraziamo Attiki per la grande disponibilità mostrata nel fornirci tutte le informazioni.»

PEZ lo sparacaramelle
Un altro oggetto che mi ha incuriosito parecchio, visitando il sito di Archeoplastica, è PEZ lo sparacaramelle. Forse chi vive in America o chi frequenta spesso il nuovo mondo sa di cosa sto parlando. Ma noi europei, almeno quelli della nuova generazione, non lo conoscono affatto. Si tratta infatti di un’azienda che in Italia ha distribuito questi flaconi con caramelle alla menta soltanto durante gli anni Ottanta, sottolineando come questo prodotto – rinvenuto a Lido di Volano (provincia di Ferrara) – sia nei nostri mari da oltre quarant’anni. La storia è interessante, così come il suo design. Sul sito si legge:
«1980. Le caramelle PEZ sono state create oltre 90 anni fa. Oggi vengono prodotte in una fabbrica a Orange, nel Connecticut, attiva dai primi anni ’70. La caramella Pez è nata come mentina per l’alito più di 90 anni fa in Austria. Il nome PEZ deriva dalla parola tedesca Pfefferminz, menta piperita. Era il 1927 e a Vienna, un tale Eduard Haas III stava facendo fortuna con i confetti. Un bel giorno, un chimico gli procura dell’ottima menta piperita e Eduard inventa delle caramelle originali. Oggi PEZ ha una quantità infinita di gusti e in America è conosciutissima. Quando si parla di dispenser di caramelle gli americani sanno che ci riferisce a PEZ. In Italia è stata in commercio probabilmente per tutti gli anni ’80 ed evidentemente non ha avuto lo stesso successo che ha avuto in America.»


Ripuliamo le spiagge e scegliamo un design sostenibile
Su @archeoplastica e sul suo sito, di storie così ce ne sono a centinaia, purtroppo mi verrebbe da dire. Una moltitudine infinita di prodotti di plastica che sopravvivono a qualsiasi condizione per più di cento anni, alterando l’eco sistema marino e apportando notevoli impatti anche sulle nostre vite. Ecomondo sul suo sito riporta un dato agghiacciante: «Dei sette miliardi di tonnellate di rifiuti di plastica prodotti finora a livello globale, meno del 10% è stato riciclato. Il che significa che milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono persi nell’ambiente o spediti per migliaia di chilometri verso destinazioni dove vengono per lo più bruciati o scaricati». Penso che nel 2024 tutti sappiamo cosa sono le microplastiche e i loro terribili effetti, quindi quest’estate proviamo a scegliere un design sostenibile per il nostro relax (e magari ripuliamo un po’ le spiagge).




Courtesy Archeoplastica
