Art Nel telaio di Erin M. Riley c’è tutto quello che scorre sui nostri schermi
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Nel telaio di Erin M. Riley c’è tutto quello che scorre sui nostri schermi

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Anna Frattini

L’artista tessile Erin M. Riley usa il telaio per tessere immagini che appartengono a un’estetica ben precisa: quella della internet culture. Un approccio controintuitivo rispetto a un medium solitamente associato all’artigianato tradizionale. Riley tesse selfie, mazzette di dollari, barre di riproduzione video, messaggi di testo, corpi tatuati. Prende un mezzo particolarmente lento e ci mette dentro immagini solitamente velocissime, quelle digitali e usa e getta che vediamo tutti i giorni sui nostri schermi, e il risultato non fa che incuriosirci, invitandoci ad approfondire texture e dettagli in una serie di suggestioni stranianti.

Fra i soggetti più interessanti ci sono un’interfaccia di riproduzione video e una banconota da cinquanta dollari arrotolata e fermata con un elastico. Entrambi, ricreati su un arazzo, sono stati realizzati dopo settimane di lavoro.

E come racconta Riley a Vulture, i suoi soggetti vengono dalla sua vita e da quella delle donne intorno a lei: fotografie di famiglia con i volti cancellati, immagini tratte da account OnlyFans, scorci di case nel Massachusetts dove è cresciuta. La pelle tatuata è un altro dei suoi soggetti ricorrenti: nei suoi arazzi i tatuaggi diventano un secondo strato narrativo, storie dentro le storie. Come accade in The Hunted (2022), dove una figura femminile si fotografa allo specchio: il gesto più contemporaneo possibile, fermato da una tecnica antica e laboriosa.

Erin M. Riley, “the hunted,” 2022

Quello che affascina nel lavoro di Erin M. Riley è proprio questa stratificazione: due mondi apparentemente lontani che insieme costruiscono un’estetica che difficilmente troviamo nelle opere di altri artisti.

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Scritto da Anna Frattini

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