A non Fairy, Tale. del fotografo Lorenzo Levi è un progetto che parte dalla Valle d’Aosta per costruire una narrazione sospesa tra folklore, documentario e immaginazione. La mostra, curata da SEMI e ospitata negli spazi sotterranei di ExDynamo, prende le distanze dalla rappresentazione turistica della montagna per raccontarne invece le contraddizioni, le tensioni sociali e il senso di isolamento che attraversa il territorio alpino.



da sinistra: Italia, 2025, Valgrisenche, Stalattiti di calcare all’interno di un vecchio impianto di monitoraggio dell’acqua abbandonato | Italia, 2025, Pont Saint Martin. Ogni anno durante il carnevale, nel villaggio di Pont Saint Martin vengono ricordati i miti della ninfa e del diavolo e di San Martino. Si racconta infatti che il ponte romano, costruito duemila anni fa e divenuto simbolo del paese, sia stato costruito dal diavolo che fu poi ingannato da San Martino. Alla fine del carnevale il diavolo viene bruciato.
Ispirandosi alle fiabe dei fratelli Grimm, Levi costruisce una sorta di favola contemporanea dove i protagonisti non sono creature fantastiche ma gli abitanti reali della regione. Villaggi, montagne e feste popolari diventano elementi vivi del racconto, mentre miti e leggende locali vengono reinterpretati attraverso immagini che oscillano continuamente tra realtà e finzione. Il risultato è una serie fotografica che trasforma la Valle d’Aosta in un paesaggio ambiguo e quasi distopico, lontano dall’immaginario romantico e rassicurante associato alle Alpi.

Tra architetture artificiali, figure eccentriche e scene quotidiane cariche di tensione narrativa, “A non Fairy, Tale.” riflette sulle trasformazioni del territorio e sull’identità di chi lo abita oggi. Il lavoro di Levi non cerca mai la documentazione neutrale: ogni immagine sembra appartenere a un universo parallelo, dove folklore e contemporaneità convivono in equilibrio precario. È proprio questa ambiguità a rendere il progetto così potente, capace di trasformare il paesaggio montano in uno spazio mentale prima ancora che geografico.
La scelta di allestire la mostra nei tunnel della Velostazione di Bologna amplifica ulteriormente questa atmosfera sospesa. Lo spazio sotterraneo dialoga con la natura cinematografica del progetto, accompagnando il visitatore dentro una dimensione che sembra esistere tra memoria collettiva e invenzione visiva. La mostra include fotografie stampate e uno slideshow, mantenendo un approccio essenziale e indipendente, coerente con la natura completamente autofinanziata del progetto.

Dopo gli studi in fotografia allo Speos Photographic Institute di Parigi e l’esperienza come assistente di Alex Majoli, Levi porta avanti una ricerca che si muove tra fotografia documentaria e immagine costruita. A non Fairy, Tale. sintetizza perfettamente questo approccio, utilizzando il linguaggio del reportage per raccontare qualcosa che appartiene più al mito che alla cronaca.




da sinistra: Italia, 2025, Valsavarenche. Un alpino dopo un raduno. Le tradizioni della Valle d’Aosta svolgono un ruolo fondamentale nella cultura della regione. Ogni piccolo villaggio parla la propria diversa forma di “patois” (dialetto) e crea la propria comunità. L’integrazione all’interno di queste piccole comunità è estremamente difficile e il conservatorismo regna sovrano sulla regione. | Italia, 2025, Pont Saint Martin. Un ritratto di Gero, uno dei personaggi piú conosciuti del paese. Gero racconta anche uno dei problemi sociali più presenti nelle realtà montane della Valle d’Aosta: l’alcolismo. Tra bar, solitudine e piccoli borghi alpini, il consumo eccessivo di alcol continua a segnare la quotidianità di molte comunità locali.

