Inception of Desire, gli oggetti quotidiani diventano arte concettuale

Inception of Desire, gli oggetti quotidiani diventano arte concettuale

Giulia Guido · 10 mesi fa · Photography

Un portafoglio, un computer, un cartone delle patatine del McDonald’s. Con la serie di foto intitolata Inception of Desire, la fotografa coreana Claire Lee ha preso degli oggetti di uso quotidiano e li ha fatti diventare dei pezzi d’arte. Giocando con sfondi dello stesso tono degli oggetti, con le luci e le ombre e, soprattutto, con le forme e le linee, Claire sembra essere riuscita a nobilitare cose di comune utilizzo, che tutti abbiamo. 

Non  la prima volta che la fotografa del 1993 lavora con questi soggetti, anche nella precedente serie Domestic Calculus aveva immortalato un libro, un pennello, un bicchiere, insomma niente di straordinario. 

La bravura e il talento di Claire è quello di vedere in qualcosa di accessibile a tutti degli aspetti nuovi, inediti e sorprendentemente belli e di riuscire a catturarli in uno scatto. 

Inception of Desire Claire Lee | Collater.al
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Inception of Desire, gli oggetti quotidiani diventano arte concettuale
Photography
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Romance, innamorarsi secondo Jean Pierrot

Romance, innamorarsi secondo Jean Pierrot

Claudia Fuggetti · 10 mesi fa · Photography

Di cosa parla il libro fotografico d’esordio del fotografo sloveno Jean Pierrot? Romance, questo il titolo del progetto, rappresenta una riflessione visiva sul tema dell’innamoramento con una poetica estetizzante e nostalgica.

Le analogiche di Jean rappresentano sensuali ritratti e delicati primi piani che hanno il compito di “demistificare un processo intimo che tutti inconsapevolmente intraprendiamo almeno una volta“, ovvero l’essere innamorati. Nonostante il suo lavoro sia molto estetico, l’artista cerca in qualche modo di avvicinarsi a dare una spiegazione razionale a ciò che, semplicemente, non può essere del tutto suddiviso e sezionato in modo analitico.

È possibile acquistare qui la pubblicazione autoprodotta di Romance.

Romance, innamorarsi secondo Jean Pierrot | Collater.al
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It’s Called Ffasiwn, la creatività prende forma

It’s Called Ffasiwn, la creatività prende forma

Claudia Fuggetti · 10 mesi fa · Photography

It’s Called Ffasiwn, è il nome gallese del progetto artistico della fotografa Clémentine Schneidermann e dell’art director Charlotte James, dei bambini delle valli del Sud del Galles, composto da ritratti di bambini originari del Sud del Galles.

I due artisti hanno organizzato dei laboratori creativi in centri giovanili dove ai partecipanti sono state insegnate le basi di fashion styling, design e sartoria, col fine di incoraggiarli a sperimentare con capi acquistati in negozi di beneficenza.

Così è nato il progetto fotografico, che è caratterizzato da un’accurata composizione, resa armoniosa da colori, abbinamenti e precisione.

“The photographs show that while the Valleys wear the marks of time, they’re no match for the elixir and hope of a new generation: the project is a celebration of this”.

It’s Called Ffasiwn’ sarà in mostra fino al 25 maggio 2019, presso la Martin Parr Foundation, Bristol.

It’s Called Ffasiwn, la creatività prende forma
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Noémi Ottilia Szabo: imperfezione è unicità

Noémi Ottilia Szabo: imperfezione è unicità

Claudia Fuggetti · 9 mesi fa · Photography

Noémi Ottilia Szabo è una fotografa di moda svizzera che ha pubblicato i suoi lavori su diverse riviste del settore tra cui Vogue Portugal, Cake Magazine, L’Officiel Ukraine ed altre.

In più di un’occasione la fotografa ha affermato ciò che per lei è importate:

“Perfection is ugly – I want to see scars, failure, disorder, distortion. My main source of inspiration is my model, the light, the location I’m shooting in. It’s different on every shoot”.

Ogni progetto assume una veste differente, a seconda della situazione e del contesto nel quale è stato ambientato, ma l’elemento in comune in tutte le sue immagini è quello di ricreare un’atmosfera soft, che sfiora i soggetti con la luce.

Dai un’occhiata al profilo Instagram dell’artista, che trovi qui.

Noémi Ottilia Szabo: imperfezione è unicità | Collater.al
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Format presenta un progetto contro la censura fotografica

Format presenta un progetto contro la censura fotografica

Claudia Fuggetti · 9 mesi fa · Photography

La piattaforma Format presenta una raccolta curata di fotografie che celebrano la forma femminile non censurata, a sostegno di una rappresentazione uniforme del corpo umano sui social media.

Il progetto TERMS & CONDITIONS si pone come punto di riferimento per tutti gli artisti che si sentono limitati a livello creativo dalle regole incoerenti dei social media e del web in generale.

Vediamo insieme come hanno risposto alla call, sia visivamente, che con delle dichiarazioni, i 49 fotografi che hanno partecipato:

Format presenta un progetto contro la censura | Collater.al

“Ho parlato con l’artista Carly Mark che è presente in questa immagine, e lei ha affermato che la censura paradossalmente rende il corpo femminile intrinsecamente pornografico, piuttosto che solo un corpo. I social media sono un mondo parallelo difficile, ma i cambiamenti che avvengono online possono causare effetti a catena nella nostra vita. La censura su queste piattaforme dice che i capezzoli sono offensivi, ma bene o male fanno parte del corpo femminile. Si arriva a mortificare una persona nella sua fisicità”.
-Michael Bailey-Gates

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“Quando fa caldo, spesso vorrei potermi togliere la camicia e andare in topless senza sentirmi a disagio, ma in molti paesi sono considerata una criminale. Non penso che le persone debbano nascondersi o vergognarsi del loro corpo, a qualsiasi genere essi appartengano”.

-Harley Weir

“Dovremmo avere il diritto di mostrare il nostro corpo come vogliamo, senza timore di essere puniti e demonizzati. Siamo orgogliosi del nostro corpo e tutti dovrebbero essere trattati allo stesso modo. Dobbiamo essere rispettati per fare ciò che vogliamo e alle nostre condizioni. È fondamentale per porre fine alla censura di genere sui social media, dovremmo essere in grado di esprimerci liberamente con un controllo completo”.

-Richie Shazam

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“Uso la fotografia per creare un mondo che posso chiamare mio. Censurare il mio lavoro rende impossibile per gli altri vedere questi mondi. Come tutti gli esseri umani, desidero la libertà d’espressione.”

-Laine Bowen

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“Solo permettendo ai social media di condividere immagini censurate si diffonde l’idea che il corpo umano è sempre offensivo”.

-David Uzochukwu

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“La censura dei seni sui social media perpetua la sessualizzazione delle donne come oggetti, ed è alienante per gli altri. La censura è estremamente discriminatoria per le persone con una diversa identità di genere: non tutte le persone che hanno il seno sono donne, per esempio. Seni e capezzoli appartengono a donne, uomini e individui non binari, indipendentemente dal sesso a cui sono stati assegnati alla nascita, e non devono essere censurati”.

-Erica Sterling

Se vuoi vedere altre immagini, visita il sito qui.

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