Sabbioneta è una piccola città dichiarata Patrimonio dell’Unesco in provincia di Mantova che si sta preparando a ospitare l’ultima mostra di Juergen Teller nella suggestiva cornice di Palazzo Giardino. E, a detta sua, questo si prospetta come uno dei suoi progetti più personali e intimi, senza però tralasciare questioni più marcatamente politiche. Già l’anno scorso, con i need to live prima al Grand Palais Éphémère di Parigi e poi alla Triennale di Milano, Teller era riuscito a raccontarsi come mai prima, in una personale ampia e ricca di materiale sia professionale che personale.
Ma cosa sappiamo di questo nuovo progetto? E cosa possiamo aspettarci dal prossimo lavoro italiano del fotografo che ha rivoluzionato il modo di intendere la fotografia contemporanea? Dopo la conferenza stampa tenutasi al Palazzo della Regione Lombardia – a Milano – abbiamo incontrato il fotografo e gli abbiamo fatto qualche domanda.
Quello che sappiamo sulla mostra
7 1/2 aprirà al pubblico il 13 aprile e, anche se dell’allestimento sappiamo ancora poco, la mostra sembra ricostruire un percorso artistico sviluppato da Teller negli anni più recenti, un periodo che si contraddistingue per il rinnovamento creativo nato dal sodalizio professionale ed esistenziale con Dovile Drizyte – la moglie del fotografo. Proprio a fronte di questa partnership, il titolo stesso della mostra rimanda sia agli anni passati insieme alla moglie che al tempo che i Teller e Drizyte trascorrono insieme ogni giorno.
L’intimità che trasuda questo progetto si sposa alla perfezione con il progetto espositivo site-specific pensato per l’allestimento – concepito sia dall’artista che dal curatore, Mario Codognato. Le fotografie di Teller si ritroveranno così a dialogare con una delle sale più affascinanti d’Europa, la Galleria degli Antichi lunga ben novantasette metri, e con i soffitti della Sala degli Specchi. Un incontro sicuramente inusuale: la fotografia così diretta di Teller a confronto con l’architettura rinascimentale di Sabbioneta.
L’incontro con Juergen Teller
Come dichiara Mario Codognato nel comunicato stampa che accompagna la mostra, «Juergen Teller è senza dubbio uno degli artisti più importanti della sua generazione e uno dei più grandi innovatori del linguaggio fotografico, non solo nel campo della moda, ma di tutta l’applicazione creativa di questo mezzo». Un’estetica che ha anticipato il linguaggio visivo dei social e influenzato in maniera pervasiva la nuova generazione di fotografi. La nostra conversazione con Teller inizia proprio da questo punto.
Come ci si sente a essere copiati in modo così consistente?
J.T.: «Mettiamola così, ci sono abituato. E questo va avanti da molti anni. Che si tratti direttamente delle fotografie o di ciò che faccio con esse, come il layout e tutto il resto. È semplicemente come stanno le cose. E credo che sia anche una forma di complimento, anche se a volte risulta estremamente fastidioso. Quando le persone mi copiano, io sono già altrove, impegnato in qualcosa di nuovo, con la sensazione che nessuno possa raggiungermi».
Qual è stata la parte più difficile di questo progetto a Sabbioneta?
J.T.: «La parte più difficile di questo progetto è stata trovare l’idea di come allestire in modo intelligente e di come mostrare il mio lavoro in questo spazio favoloso dove sia la galleria che il mio lavoro possono respirare. Invece di entrare come un elefante e appendere le mie fotografie senza dare spazio agli ambienti di Palazzo Giardino scelti per la mostra. Una volta trovata l’idea, è stato davvero emozionante e divertente svilupparla».
C’è qualcosa che aspetti nel prossimo futuro?
J.T.: «Avevo già un’idea, quasi un anno fa. Si tratta di un progetto che da tempo voglio realizzare con mia moglie, ma che per molte ragioni non siamo mai riusciti a concretizzare. Il momento sembra finalmente più vicino, poiché nei nostri programmi c’è l’intenzione di prenderci del tempo per realizzarlo».
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