Margherita Dallaiti si sta ritagliando uno spazio unico con un progetto che, letteralmente, nasce dalla carta, Lilpaperstudio. Con il suo origami ha trasformato una passione di quando era bambini, quella per i libri pop-up e l’arte del piegare la carta in un percorso creativo ben definito.

Lilpaperstudio, infatti, non è una semplice pagina Instagram ma la manifestazione di un modo di vedere il materiale e il processo creativo. La carta, nel suo processo creativo, è materia prima e – allo stesso tempo – sistema in sé. Ogni creazione nasce da un’iniziazione manuale, da una curiosità che si traduce in pieghe precise e geometrie complesse. Non c’è taglio, non c’è colla: solo la magia dell’origami e quella disciplina che trasforma il bidimensionale in tridimensionale, creando sculture che cercano un equilibrio tra estetica e funzione.


La poetica di Margherita parte da una scoperta bambina: tra i libri di Bruno Munari e i meccanismi dei pop-up, si innamora del movimento e della possibilità di dare forma allo spazio attraverso il gesto. In Lilpaperstudio, la piega non è solo un segno visivo, ma una sequenza rigorosa che racchiude ordine, matematica e fantasia. È da questo esercizio di tensioni e forze che emergono oggetti che sembrano semplici, ma richiedono studio, sensibilità e precisione.

Il progetto si muove ormai su più fronti: oltre alle sculture pure, Dallaiti collabora con brand e realtà del design, portando la carta in contesti di prodotto, installazione e scenografia. Non si tratta solo di tecnica, ma di una riflessione sul valore della ricerca materiale e sulla relazione tra creatività manuale e mondo del design contemporaneo.

Lilpaperstudio rimane in continua esplorazione, un laboratorio mentale dove «oggi si studia carta, domani chissà» come ha raccontato a Il Foglio. Un modo di guardare oltre la superficie, di riscoprire le potenzialità della carta, capace di raccontare storie.

