Photography La fotografia di Ivan Bideac ai margini della Moldavia
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La fotografia di Ivan Bideac ai margini della Moldavia

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Anna Frattini

Dopo dieci anni lontano da casa, tornare in Moldavia, per un fotografo come Ivan Bideac, significa guardare tutto con occhi diversi. È da questa distanza che nasce il nuovo progetto fotografico di Bideac, un lavoro che indaga cosa sta succedendo ai piccoli villaggi del suo Paese d’origine.

La realtà è chiara: nei paesi restano soprattutto anziani e bambini, mentre la maggior parte degli adulti lavora in Europa occidentale e manda soldi a casa. Le abitazioni restano in piedi, le tradizioni resistono, ma il tessuto sociale si assottiglia. La vita continua, ma in una forma diversa.

Bideac sceglie di raggiungere i luoghi «dove la strada finisce», comunità in cui il tempo si è fermato ormai da tempo e dove negli ultimi cent’anni è cambiato poco, almeno in apparenza. Cammina, incontra le persone, si ferma a dormire qualche notte. Parla di lavoro, famiglia, assenze. Prima di fotografare, costruisce fiducia. Per lui è fondamentale che le immagini siano rispettose e abbiano un senso condiviso.

Il progetto di Ivan Bideac si concentra su ciò che rimane: case abitate a metà, orti curati da mani anziane, bambini che crescono in paesi svuotati della generazione adulta. È un racconto diretto sulla migrazione e sulle sue conseguenze quotidiane, visto dall’interno. Più che documentare un cambiamento, Bideac osserva una trasformazione lenta e strutturale. E lo fa partendo da una posizione personale: quella di chi è andato via e torna per capire cosa è rimasto.

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Scritto da Anna Frattini

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