È il 1961, Douglas Kirkland lavora da poco per Look Magazine e viene incaricato di fotografare Marilyn Monroe per il numero speciale del venticinquesimo anniversario della rivista. Fuori dallo studio fotografico è una buia notte di novembre, dentro le luci sono accese, la Hasselblad di Kirkland è pronta a scattare e “The Blonde Bombshell” decide di prendere in mano la situazione.
Sono tre le richieste che fa: una bottiglia di champagne Dom Pérignon, dischi di Frank Sinatra e delle lenzuola bianche. Nella stanza rimangono lei, Kirkland, e la macchina fotografica.
“I knew the pictures I wanted to take of her but in my shy Canadian way I didn’t know quite how to get them.
It was Marilyn who took charge: she said that we needed a bed and some white silk sheets, some Frank Sinatra records and a bottle of Dom Pérignon champagne.
She had a robe on and eventually she slipped out of that and under the sheets, and that was how she wanted to be photographed.”
– Douglas Kirkland
Provate a immaginare la scena che segue. I primi scatti la ritraggono vestita, ma qualcosa non funziona: Marilyn non si sente a suo agio, si allontana in camerino. Quando torna, ha addosso solo una vestaglia. Se la toglie, si infila sotto le lenzuola di seta, e da quel momento la serata cambia registro. Kirkland si arrampica sopra il letto per catturarla dall’alto, la musica di Sinatra gira in loop, il champagne scorre. Quello che ne esce non è la solita posa patinata da rotocalco, ma qualcosa di più vero: una donna che gioca con l’obiettivo, che sembra completamente padrona della propria immagine, non semplice oggetto di quella altrui.


Le fotografie di quella sera, raccolte poi con il titolo “An Evening with Marilyn”, diventarono immediatamente leggenda, e proiettarono lo sconosciuto Kirkland nel gruppo ristretto dei grandi fotografi di celebrità. Non è difficile capire perché: quegli scatti mostravano per la prima volta una Marilyn Monroe divertente, vulnerabile, capace di riscrivere le regole del ritratto celebrativo per i decenni a venire.
Meno di un anno dopo da quei ritratti, il 4 agosto 1962, Marilyn sarebbe morta. Quella sera di novembre, con lo champagne e Sinatra sul giradischi, resta una delle ultime volte in cui il mondo ha potuto vederla (vederla per davvero) attraverso l’obiettivo di qualcuno che, per una notte, era riuscito a farle abbassare la guardia.

In occasione del centenario della nascita di Marilyn, Damiani Books pubblica Douglas Kirkland: Marilyn. A Magical Dance, un’elegante nuova edizione in formato Leporello che ripercorre l’intera sessione del 1961, accompagnata dalle riflessioni scritte a mano da Douglas su quella serata.




