Art Off Screen: Chris Columbus il regista che ha disegnato il Natale 
Artartcinema

Off Screen: Chris Columbus il regista che ha disegnato il Natale 

Off Screen è la rubrica che guarda oltre lo schermo. Racconta i registi che non si limitano al cinema, ma portano la loro visione tra pittura, installazioni e linguaggi visivi ibridi. Perché alcuni film continuano anche quando la pellicola finisce.
-
Leila Stabile
Cover off screen | Collater.al

C’è un regista che ha plasmato l’immaginario natalizio di almeno tre generazioni. Un autore le cui opere non sono semplicemente film, ma appuntamenti ricorrenti, rituali domestici che tornano ogni anno tra luci intermittenti e alberi addobbati. Chris Columbus non ha solo diretto storie ambientate a Natale: ha contribuito a costruirne l’estetica contemporanea.

Mamma, ho perso l’aereo, Gremlins, Mrs. Doubtfire: titoli che non si consumano con la visione, ma si riattivano ciclicamente. Eppure, dietro questa apparente immediatezza pop, c’è un metodo preciso. Un lavoro che inizia molto prima del set, e che ha poco a che fare con l’improvvisazione.

Prima di essere identificato come “il regista del Natale”, Columbus è stato — e continua a essere — un disegnatore.

Dal fumetto al cinema

Nato a Spangler, in Pennsylvania, nel 1958 e cresciuto a Champion, Ohio, Columbus passa l’infanzia immerso nei fumetti Marvel. Il suo primo obiettivo non è Hollywood, ma il tavolo da disegno: sogna di diventare fumettista, di raccontare storie attraverso sequenze illustrate.

La svolta arriva a quindici anni, quando vede Il Padrino di Francis Ford Coppola. Il cinema gli appare improvvisamente come un’estensione naturale del disegno: una narrazione per immagini, capace di combinare ritmo, spazio e montaggio. Ma il rapporto con la carta non si interrompe. Al contrario, diventa centrale.

Durante le scuole superiori Columbus gira cortometraggi in 8mm realizzando personalmente gli storyboard. È una pratica che non abbandonerà mai. Ancora oggi, ogni suo film passa attraverso centinaia di disegni preparatori, realizzati a mano.


Storyboard come grammatica visiva

Nel lavoro di Columbus lo storyboard non è uno strumento accessorio, ma il cuore stesso della regia. Non serve solo a coordinare troupe e scenografia: definisce il tono emotivo delle scene, il loro tempo interno, la relazione tra personaggi e spazio.

Mamma, ho perso l’aereo è l’esempio più evidente. La casa dei McCallister viene progettata come un sistema narrativo: un ambiente domestico trasformato in un dispositivo comico e fisico, dove ogni movimento è pensato in anticipo. Le trappole di Kevin funzionano perché sono disegnate come sequenze autonome, quasi slapstick animato, ma inserite in uno spazio credibile.

La formazione da fumettista ha insegnato a Columbus a pensare per immagini prima che per dialoghi, a costruire il ritmo sulla carta prima ancora che sul set. Il risultato è un cinema estremamente leggibile, dove ogni elemento visivo è funzionale al racconto.


Da sceneggiatore a regista: la collaborazione con Spielberg

Negli anni Ottanta Columbus entra nell’industria come sceneggiatore. Gremlins (1984) è il progetto che lo mette in contatto con Steven Spielberg e con l’universo Amblin. Il copione originale è molto più cupo rispetto al film finale, ma già definisce un tema ricorrente: il Natale come momento di rottura, di caos improvviso all’interno di un ordine apparente.

Seguono I Goonies e Piramide di paura, film che contribuiscono a definire il cinema d’avventura per ragazzi dell’epoca. I bambini sono i veri protagonisti, mentre il mondo adulto resta sullo sfondo, spesso inadeguato o ostile.

Il passaggio alla regia avviene nel 1987 con Tutto quella notte, ma è con Home Alone che Columbus trova una sintesi definitiva tra scrittura, disegno e messa in scena.


Il Natale come spazio narrativo

Quando Mamma, ho perso l’aereo esce nel 1990, il successo supera ogni aspettativa. Il film non solo consacra Macaulay Culkin, ma definisce un immaginario natalizio riconoscibile: colori caldi, interni accoglienti, case che diventano rifugi e campi di battaglia.

Columbus dirigerà anche il sequel ambientato a New York, ampliando la scala ma mantenendo lo stesso principio: il Natale come contesto visivo e narrativo, non come semplice sfondo stagionale.

Questo approccio ritorna anche nei primi due Harry Potter, entrambi diretti da Columbus. I momenti natalizi a Hogwarts diventano punti di riferimento emotivi, pause luminose all’interno di una storia più ampia. Ancora una volta, tutto nasce dai disegni preparatori.

Da Hogwarts ai libri per ragazzi

Meno noto è il lavoro di Columbus come scrittore. Nel 2013 pubblica House of Secrets, trilogia fantasy per ragazzi nata da una sua sceneggiatura inedita e trasformata in romanzo insieme a Ned Vizzini. Un progetto che conferma la sua tendenza a muoversi tra linguaggi diversi, mantenendo una coerenza visiva e narrativa.

Anche come produttore, attraverso 1492 Pictures e successivamente Maiden Voyage Pictures, Columbus continua a sviluppare storie pensate per un pubblico trasversale, spesso legate all’infanzia e alla memoria collettiva.


Disegnare per continuare a raccontare

In un’industria sempre più digitalizzata, Columbus mantiene un approccio analogico. Disegna, scrive, pianifica. I suoi storyboard non sono materiali promozionali, ma archivi privati in cui il film prende forma prima di esistere.

È forse per questo che il suo cinema continua a tornare, soprattutto a Natale. Perché non vive solo sullo schermo, ma nello spazio domestico, nella ripetizione, nella familiarità.

E perché, prima di ogni cosa, nasce da un gesto semplice: una matita su un foglio bianco.

Leggi anche: Off Screen: quando la macchina da presa incontra la fotografia

Artartcinema
Scritto da Leila Stabile

Editor's Picks

x
Ascolta su