Style Lo skateboard alle Olimpiadi e l’antitesi dell’uniforme
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Lo skateboard alle Olimpiadi e l’antitesi dell’uniforme

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Anna Frattini

Dopo aver parlato delle uniformi per le cerimonie di apertura e di chiusura (e non solo), torniamo a parlare di Olimpiadi. Questa volta, però, ci occupiamo di uno sport in particolare – lo skateboard – arrivato ai Giochi Olimpici solo nel 2021 in occasione di Tokyo 2020. Se quasi sempre vediamo tutti gli sportivi competere indossando uniformi speculari, nel caso degli skater ci siamo trovati di fronte a una non-uniformità che ci ha condotti verso una riflessione postuma molto stimolante. Vediamo perché.

 
 
 
 
 
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Qualche look

I nostri look preferiti durante le competizioni maschili e femminili di skateboard li hanno indossati sicuramente il giapponese Yuto Horigome (vincitore dell’oro) e la giovanissima brasiliana Rayssa Leal con il paio di cargo dei nostri sogni. D’altronde, delle divise del Brasile ne avevamo già parlato qui, in occasione della collaborazione con l’artista Criola con adidas. C’era anche la sudafricana Boipelo Awuah e lo stile coloratissimo dello portoghese Gustavo Ribeiro a fare da contraltare a quello più minimale di Ryan Decenzo. A seguire, ci sono stati anche Cordano Russel e Jagger Eaton ad attirare le attenzioni anche di chi non segue lo skateboard assiduamente.

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Bounce Sports (@bouncesport)

Quello che ha dimostrato lo skateboard in questa edizione è la forza dell’essenza di questo sport estremamente legato alla cultura street e alla moda, anche nel vestire. D’altronde, lo skateboard rimane saldamente l’antitesi dell’uniforme per come la conosciamo, anche alle Olimpiadi dove l’uniformità sembra essere la regola. In sport come la Ginnastica Artistica, dove le tutine del Team US – capitanato dalla super carismatica Simone Biles – contano ben 47,000 Swarovski, l’uniforme rende il team un’unica entità. Forte di un potere che al di fuori sembra quasi sovrumano. La forza dell’individualità nello skateboard, invece, ci offre un altro punto di vista – altrettanto stimolante – che porta qualcosa di diverso in un’Olimpiade già particolarmente attenta allo stile. Un qualcosa di più vicino a subculture e influenze che sembrano lontane anni luce dal mondo dello sport ma che – quasi inspiegabilmente – ora vi sono vicine più che mai.

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Scritto da Anna Frattini

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