Style Le divise che aspettiamo di vedere alle Olimpiadi
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Le divise che aspettiamo di vedere alle Olimpiadi

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Anna Frattini

Che queste Olimpiadi parigine si contraddistingueranno per una grande attenzione a divise e kit da gara, ai brand coinvolti e ai look che proporranno è ormai un dato assodato. Durante la cerimonia di apertura che si terrà la prossima settimana – il 26 luglio, lungo la Senna – sono quattro le divise che non vediamo l’ora di vedere in indosso agli atleti. Le prime sono chiaramente quella della Mongolia, di cui stanno parlando davvero tutti. In seconda posizione ci sono le uniformi dell’Inghilterra che per le cerimonie di apertura e chiusura hanno scelto Ben Sherman. In terza posizione, invece, ci sono quelle di Haiti, pensate dalla designer italio-haitiana Stella Jean e in ultima posizione – ma non per importanza – ci sono quelle le divise per la cerimonia di chiusura degli USA disegnate da Ralph Lauren – che anche in questo caso hanno attirato molte attenzioni. Vale la pena riflettere anche su quelle dell’Italia che dal 2012 sono realizzate da Emporio Armani a fronte di un contratto che durerà fino al 2026, anno delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina. Di quelle francesi, pensate da Stéphane Ashpool, ne avevamo già parlato qui.

Le divise di Mongolia alle Olimpiadi

Le divise che verranno indossate dagli atleti della Mongolia – sia per la cerimonia di apertura che per quella di chiusura – sono state pensate da Michel & Amazonka, un marchio locale fondato nel 2015 a Ulan Bator, la capitale mongola. Tradizione ed eleganze spiccano subito all’occhio e sembrano essere la ragione del volume di interazioni sui social a riguardo. I ricami dorati e le rappresentazioni di sole, luna e della Gua-Maral – la bella cerva proveniente dalla mitologia mongola – sono quindi la chiave del successo mediatico ricevuto dalle immagini degli atleti con indosso le uniformi in questione. Sul profilo Instagram del brand troviamo moltissimi dettagli, qui per le uniformi maschili e qui per quelle femminili.

 
 
 
 
 
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Le divise della Gran Bretagna secondo Ben Sherman

Se dei kit adidas per la Gran Bretagna abbiamo già parlato qui, nel caso delle divise da cerimonia il team britannico si è affidato a Ben Sherman che ha portato una ventata di creatività in divise che tutto sommato – seppur non così eccentriche come quelle della Mongolia o di Haiti – non hanno nulla da invidiare ad altre nazioni. Quello che contraddistingue i ricami sono i simboli di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda: rispettivamente la rosa, il cardo, il narciso e il trifoglio.

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Haiti e il design di Stella Jean

Nella bio di Stella Jean – il brand di Stella Novarino, la designer italo-haitiana che si è occupata delle uniformi da cerimonia degli atleti di Haiti – si legge «multiculturalism is irreversible». Un claim ben presente anche nella genesi di queste divise. Prendiamo a esempio la giacca che verrà indossata dagli uomini, vicinissima all’idea della guayabera – una camicia a pieghe con due (o quattro) tasche proveniente da altri paesi dell’America Latina fra cui anche Haiti. Nel caso delle uniformi femminili troviamo un’ampia gonna a ruota (davvero scenografica) dove campeggia la stampa di un dipinto di Philippe Dodard – pittore haitiano – che porta il nome Passage. La stessa stampa che ritroviamo nei pantaloni da uomo. Insieme alla gonna c’è una amicia in chambray, anche questo tassello della tradizione. Si tratta infatti di un cotone blu chiaro e leggero che dagli anni Quaranta viene indossato da operai e contadini di Haiti. Il gilet, invece, è realizzato con materiali di scarto.

 
 
 
 
 
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Gli USA preppy e sensazionalistici pensati da Ralph Lauren

Anche gli USA hanno attirato molte attenzioni con la presentazione delle uniformi per le cerimonie di apertura e di chiusura che dal 2008 sono disegnate da Ralph Lauren. Di certo, come nel caso dell’Italia, la scelta è caduta su uno dei designer che più rappresentano gli Stati Uniti e l’identità nazionale che li contraddistingue. Lo stile marcatamente preppy e le linee classiche delle divise si manifestano negli elementi delle uniformi: una camicia a righe bianche e azzurre accompagnata da una giacca blu, una cravatta e l’immancabile jeans (americanissimo) per la cerimonia di apertura. Mentre nel caso della cerimonia di chiusura troviamo una giacca dai colori più chiari, da motociclista (anche se a noi ricorda più quella degli astronauti), accompagnata da camicia polo e pantaloni bianchi. Le foto di lancio sono sicuramente forzatamente sensazionalistiche, ma di grande impatto. 

 
 
 
 
 
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Cosa ci aspettiamo da queste Olimpiadi oltre alle divise

Se l’Italia ha puntato sull’eleganza e sulla formalità che ormai contraddistinguono le nostre divise da così tanto tempo, la creatività e i simboli che ci uniscono sono venuti a meno. Aspetti che, se non altro, vediamo in altre uniformi. Il fatto che Parigi sia, notoriamente, la capitale del lusso e la città natale di alcune delle maison più famose sul globo terracqueo non è l’unica ragione che ci porta a pensare che in queste Olimpiadi si strizzerà più l’occhio alla moda e allo stile. LVMH – uno degli sponsor di questi Giochi Olimpici – controlla ben settantacinque marchi e ogni occasione è buona per uno scatto brandizzato. Un aspetto della grande macchina olimpica che è ben chiaro già dagli anni Settanta quando i brand hanno iniziato a essere coinvolti più direttamente nel sistema di sponsorizzazione degli atleti. Insomma, ci aspettiamo moltissimi fashion moment da queste Olimpiadi, a partire dal 26 luglio.

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Scritto da Anna Frattini

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