Cosa succede se una gallina diventa un glifo? È da una domanda surreale come questa che prende forma Typozoo, la nuova fanzine ideata da Cosimo Miccoli. Un esperimento visivo in cui la tipografia abbandona la sua veste funzionale per trasformarsi in terreno di gioco, in zoo immaginario popolato da lettere, segni, simboli e strane bestie. Un universo in equilibrio tra rigore grafico e immaginazione sfrenata.


Miccoli, designer freelance, è cresciuto con l’istinto naturale di chi cerca connessioni, pattern, storie nascoste. Il suo lavoro spazia dal branding alla direzione artistica, ma è nelle cose piccole – nei dettagli di un glifo o nella forma inconsueta di una legatura – che riesce a trovare spunti per costruire mondi. Typozoo nasce proprio così, da un momento di sospensione davanti al pannello dei glifi su Illustrator, trasformando l’osservazione metodica in un gesto creativo.


La fanzine non è solo un oggetto stampato, è una dichiarazione d’intenti. Un invito a guardare le cose con occhi diversi, a scardinare le categorie visive e lasciare spazio all’assurdo, al possibile. Tra le sue pagine, la grammatica visiva si reinventa: i glifi non parlano più la lingua dei testi ma quella delle immagini, e in questo nuovo codice si insinuano animali impossibili, creature ibride, alfabeti mutanti.


C’è qualcosa di profondamente giocoso e serio al tempo stesso in Typozoo di Cosimo Miccoli. È il tipo di progetto che nasce da una scintilla spontanea, ma che porta con sé una riflessione sul design come strumento di esplorazione. Come racconta lo stesso Cosimo, tutto inizia da quell’approccio infantile, coltivato fin dai castelli di sabbia sulle spiagge del Salento, e cresciuto tra le nebbie digitali dei social e del design contemporaneo.


Quando tutto sembra dover per forza avare uno scopo preciso, Typozoo ci ricorda che anche le domande più strane meritano una risposta – magari stampata, illustrata, da sfogliare e conservare.
