Quest’anno agli US Open si è parlato più del solito di stile. I look dei giocatori si sono fatti notare e le speculazioni sono arrivate molto prima dell’inizio del torneo, trasformando l’ultimo slam dell’anno in un evento mediatico che va ben oltre lo sport. Dalla chiacchieratissima organizzazione del doppio misto fino al nuovo look di Alcaraz, passando per il meltdown di Medvedev, la lite fra Jelena Ostapenko e Taylor Townsend e il Labubu di Naomi Osaka. Finora è successo di tutto agli US Open e siamo solo a metà torneo.

Se già abbiamo parlato del ritorno di Venus Wiliams a Flushing Meadows, ora partiamo da Naomi Osaka, che si è fatta notare nel primo round grazie a un completo Nike rosso acceso, impreziosito da cristalli e accessori floreali applicati sui capelli e accompagnata da un Labubu customizzato che è subito diventato virale fra video TikTok e nomignoli discutibili. Nella seconda partita giocata, invece, ha riproposto un look simile in viola, divertentissimo.


Sempre a inizio torneo, abbiamo visto due iniziative interessanti di Lacoste per celebrare il talento del vero GOAT del tennis: Novak Djokovic. La prima è la trasformazione del logo del marchio francese da coccodrillo in capra (the GOAT, appunto) per il tennista serbo e la seconda, invece, è una windbreaker bianca con cui Djokovic ha fatto il suo ingresso in campo, un modello esclusivo firmato da Pelagia Kolotouros, direttrice creativa del brand. Questo pezzo iconico presenta sul retro una mappa ricamata, arricchita da quattro palline da tennis di colori diversi, ciascuna a indicare una delle sedi dei quattro Slam.

Poi c’è Carlos Alcaraz, che ha raccolto l’eredità di Rafael Nadal reinterpretando il look burgundy che il maiorchino aveva portato nel 2022. Nike ha scelto per lui una versione moderna e senza maniche, capace di proiettare una nuova immagine di potenza e continuità spagnola. Senza dimenticare il look T90 che strizza l’occhiolino a Ronaldo. Nel frattempo, Coco Gauff e Tommy Paul portano avanti il lavoro iniziato con New Balance, sempre impeccabili e forti di look decisi in campo.

Anche i kit adidas Y-3 sembrano aver fatto parlare parecchio di sé. Dal doppio misto quando a indossarlo è stata Jessica Pegula fino a Taylor Townsend e Stefanos Tsitsipas, uscito dal torneo proprio ieri non senza drammi.


Poi c’è anche Jannik Sinner che ha colpito alcuni fan per le armonie cromatiche mantenute con il passare del tempo. Il suo completo Nike in arancione ha sorpreso per coerenza estetica – come racconta Rivista Undici in questo post Instagram – restituendo quell’immagine glaciale e sicura di cui aveva bisogno dopo Cincinnati. La palette, più che una scelta casuale, sembra così diventata uno statement visivo, perfettamente cucito sul numero uno del mondo.


Accanto ai protagonisti più chiacchierati, altri brand hanno scelto di differenziarsi. Jack Draper ha portato in campo l’estetica minimalista di Vuori, mentre Jasmine Paolini ha mostrato una nuova creatività con il kit nero lucido ASICS. Il team ASICS, infatti, si sta impegnando per distinguersi a ogni torneo – prima con la collab con A.P.C., ora con il kit di Paolini.

Poi c’è Ben Shelton che continuando a indossare On in modo sempre cool porta in campo anche un po’ di sano intrattenimento americano insieme alla fidanzata, Trinity Rodman. Le domande in conferenza stampa e il fit da fan sfegatata di lei attirano infatti tante attenzioni quanto i kit On indossati da Shelton, uno degli interpreti migliori delle linee del marchio svizzero.

Il contesto spiega molto di questa evoluzione: gli US Open non sono solo un torneo, ma un giro d’affari enorme, con montepremi e sponsorizzazioni che rappresentano un ecosistema in cui il look conta tanto quanto la performance. Gli outfit non sono più semplici divise, ma strumenti di racconto e posizionamento. I brand investono, i tennisti si giocano montepremi altissimi e il pubblico commenta, condivide e si mostra sempre più appassionato, amplificando l’eco sui social e sulle testate internazionali.
