È molto probabile che, anche se non l’avete vista, vi siate imbattuti in almeno una scena o un frame di “Strappare lungo i bordi”, la nuova serie di Zerocalcare – animata dalla DogHead Animation di Firenze – targata Netflix uscita il 17 novembre.
L’impatto della serie è stato letteralmente deflagrante, un successo enorme che ha portato la prima produzione animata italiana per Netflix a diventare la serie più vista in Italia sulla piattaforma di streaming americana.
Le motivazioni e le spiegazioni dietro questo incredibile boom sono semplici: affrontare temi profondi e importanti attraverso la chiave universale dell’ironia e con un linguaggio diretto e semplice – nonostante il romanesco spinto e l’aulicità di alcuni passaggi – capace di arrivare a tutti e che è per tutti.
Un bilanciamento perfetto tra risate, acuti spunti di riflessione e momenti profondissimi capaci di farci stringere lo stomaco fino alle lacrime.
6 puntate da 20 minuti circa l’una che ci accompagnano in un viaggio personale ma che ci riguarda tutti, in cui ognuno di noi si può identificare e si identifica, come in una reazione automatica di connessione con i personaggi.
“Strappare lungo i bordi” è un piccolo capolavoro dell’animazione italiana che parla di disorientamento, paranoie, sentimenti, ipocondria, amore, solitudine e morte. Zerocalcare affronta tutto questo marasma di emozioni umane a suo modo, quel modo che abbiamo iniziato a conoscere grazie ai suoi fumetti più famosi come Kobane Calling, La profezia dell’armadillo, e tantissimi altri, oltre alla sua fama già consolidata sul web, quest’ultimo aspetto spiega molto bene l’attuale fenomenologia del fumettista di Rebibbia. L’incontro con il grande pubblico però – prima di queste serie Netflix – è arrivato grazie anche alla partecipazione da ospite “quasi” fisso alla trasmissione di Diego Bianchi Propaganda Live su LA7, dove Zerocalcare ha condiviso il suo Rebibbia Quarantine, una mini serie in cui Michele Rech – questo il suo vero nome – ha descritto il suo personale lockdown invadendo, anche in quel caso, tutte le nostre bacheche e i nostri feed.
Approdando su Netflix Zerocalcare ha fatto il salto definito nel mainstream, che non è un male eh si intenda, ha solo dato la possibilità a chi era lontano dal mondo in cui vive e si muove Michele Rech e che racconta il suo alter ego fumettistico attraverso le sue avventure, a immergersi in un mondo nuovo e sconosciuto ma che ha immediatamente sentito proprio.
Questo sbarco e il consequenziale successo di Zerocalcare ci dà anche la possibilità di scoprire e riscoprire quei fumettisti italiani che, per un motivo o per un altro, sono poco conosciuti a quel pubblico generalista che non legge i fumetti ma che ha amato “Strappare lungo i bordi”.
Il primo da citare è di sicuro Gianni Pacinotti, in arte Gipi.
Fumettista, illustratore e regista, il lavoro di Gipi è una sintesi tra avventura e realismo che spazia tra la cronaca e il vissuto personale. Non è un autore molto prolifico ma si afferma molto velocemente grazie ai suoi disegni e alla sua poetica amara e allo stesso tempo toccante legata spesso al malessere esistenziale. Il suo fumetto Unastoria del 2013 è la prima graphic novel ad entrare nei dodici finalisti del Premio Strega del 2014.

A seguire c’è Leo Ortolani.
Il padre di Rat-man, con il suo stile brillante unico e peculiare, si prende gioco della società contemporanea attraverso gli stereotipi tipici dei supereroi.
Rat-man infatti è un supereroe atipico e tragicomico, basso e imbranato che passa le sue giornate a mangiare e oziare piuttosto che allenarsi. Ipodotato, con un cattivo odore e senza alcun superpotere, a Rat-Man manca intelligenza, forza fisica e buon senso ma riesce a sfruttare la sfortuna che lo perseguita a suo favore ma soprattuto il nostro supereroe non si arrende ami.
Di questo iconico fumetto è stata realizzata anche una serie animata, supervisionata personalmente da Ortolani, mandata in onda dalla rai, composta da 52 episodi da 13 minuti ciascuno.
Mattia Labadessa è un altro che se non conoscete dovete fare di tutto per recuperare.
Fumettista di talento assoluto, il ventottenne napoletano è illustratore e graphic designer nonché padre di un personaggio-uccello protagonista di situazioni semplici e crude dove domina l’angoscia tipica della nostra quotidianità legata alle vicissitudini personali che ognuno di noi affronta, il tutto accompagnato da un umorismo devastante. I suoi libri, Le cose così, Mezza fetta di limone, Bernardino Cavallino e Piccolo sono casi letterari veri e propri grazie al successo di pubblico e di critica.

Chiudiamo con la giovane Jessica Cioffi, in arte Loputyn.
Illustratrice e fumettista dal talento cristallino, Loputyn spicca per suo stile delicato e morbido e per i suo disegni misteriosi, onirici e inquietanti.
Il suo lavoro rappresenta una novità nel panorama fumettistico italiano soprattutto nel mondo fantasy e horror. Una perla assoluta.

