Style Performance art e moda: Alexander McQueen Spring ’99
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Performance art e moda: Alexander McQueen Spring ’99

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Andrea Tuzio

Lo stilista britannico Alexander McQueen è stato un ribelle, un indisciplinato, è stato “l’hooligan della moda”
Figlio di un tassista, a 16 anni abbandona gli studi per iniziare subito a lavorare e tra le sue prime esperienze c’è quella per i costumisti teatrali German & Nathans.
A 20 anni decide di trasferirsi a Milano per lavorare per Romeo Gigli, mentre nel ’92 sceglie di rientrare a Londra per studiare alla prestigiosa Saint Martin’s School Art.
Nel ’94 lancia il suo marchio ma è il 1996 che la carriera di McQueen prende una svolta decisiva, viene nominato direttore creativo di Givenchy per sostituire John Galliano e dove rimarrà fino al 2001. 

Voglio celebrare Alexander McQueen riportando alla mente di tutti uno dei momenti più iconici e indimenticabili della storia dei fashion show, che ha messo insieme nello stesso momento performance art e haute couture.

Se esiste uno stilista che ha fatto della provocazione e della trasgressione una signature specifica quello è Lee Alexander McQueen. Oltre alla sua capacità di sconvolgere il mondo della moda, come affermò una volta Karl Lagerfeld, McQueen non ha mai posto limiti a ciò che si poteva e può rappresentare nel contesto (ingessato?) delle sfilate di moda. Una dimostrazione empirica di questo approccio è di sicuro lo show della Spring/Summer del 1999.

Dobbiamo tornare indietro fino al 28 settembre del 1998 quando in un magazzino utilizzato per tenerci i camion della nettezza urbana, Alexander McQueen regalò uno dei momenti più entusiasmanti ed emotivamente d’impatto dell’intera storia della moda.

Dopo aver presentato in modo pressoché lineare la sua intera collezione Spring/Summer 1999, le luci del magazzino si spengono per un attimo per poi riaccendersi e mostrare al centro del palco/passerella la modella, ballerina e attrice Shalom Harlow

La Harlow è in piedi su una piattaforma di legno girevole vestita con un abito bianco in carta a più strati mentre alla sua destra e alla sua sinistra ci sono due braccia robotiche, di quelle che vengono utilizzate solitamente per la verniciatura delle auto. 

In quello che sembra un ballet mécanique commovente e sensuale tra Shalom Harlow e le braccia meccaniche, la modella inizialmente muove le sue braccia quasi come a volersi difendere da questa sorta di “attacco” robotico. Questa danza, del tutto improvvisata, continua trovando la sua apoteosi con le braccia meccaniche che iniziano a spruzzare colore (giallo e nero) sul suo vestito bianco.

“Ha fatto esattamente ciò che voleva fare. Non potevamo provarlo. Sapeva come mantenere il suo centro sulla piattaforma girevole perché era una ballerina. Non si è tirata indietro quando si sono avvicinati al suo viso. Era completamente spontaneo”, ha dichiarato Sam Gainsbury a Vogue, che ha prodotto lo show insieme ad Anna Whiting.

C’è anche un po’ di Italia in questa storia. Infatti le due braccia robotiche furono un prestito da parte della Fiat con le istruzioni sul movimento date da McQueen in persona. 

Lo show della Spring/Summer del 1999 è stato un momenti epico e indelebile della storia della moda regalandoci la sterzata decisiva verso legando in modo indissolubile haute couture e performance art.

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Scritto da Andrea Tuzio
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