Style The Bridge: Cisalfa Sport e adidas trasformano il movimento in connessione
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The Bridge: Cisalfa Sport e adidas trasformano il movimento in connessione

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Arianna Maria Leva

Un campo da calcio, una sessione di pilates, un allenamento di boxe, una challenge di hybrid training. Attività diverse, pubblici diversi e movimenti diversi. Eppure, a Roma, per due giorni, tutto è confluito nello stesso spazio. È questa l’idea alla base di The Bridge, il progetto nato dalla collaborazione tra Cisalfa Sport e adidas, che il 12 e 13 settembre ha trasformato lo sport in un punto di incontro tra discipline, persone e culture.

Più che un semplice evento sportivo, The Bridge ha provato a raccontare quello spazio sempre più sottile in cui performance e lifestyle smettono di essere categorie separate. Un confine che adidas sta esplorando anche attraverso i suoi progetti più recenti, dalla nuova collezione Originals Sport, che porta i codici estetici di Originals nel mondo del training, fino alle proposte pensate per l’hybrid training.

Il titolo dell’evento, evidenzia una connessione, quello che si definisce un bridge, nella musica, è quella parte che collega sezioni differenti di una canzone, creando un passaggio prima di tornare a qualcosa di già conosciuto. Qui il principio viene trasferito allo sport, nel mettere in comunicazione ciò che normalmente viaggia su binari paralleli. Il calcio incontra il training, la performance incontra la cultura street, il prodotto lascia il negozio per entrare direttamente nell’esperienza di chi lo utilizza.

Due giorni, discipline diverse

Il primo giorno è stato dedicato al calcio, con un torneo 2vs2 costruito intorno a regole ispirate al mondo dei videogiochi. I partecipanti hanno potuto provare sul campo le Predator e F50 del Chaos vs Control Pack, circondati dalle maglie dei club adidas più iconici. Una modalità che sposta il calcio dalla dimensione della semplice competizione a quella del gioco e della partecipazione.

La domenica si è cambiato ritmo e la giornata è iniziata con il lancio della nuova Originals Sport, attraverso sessioni di pilates e boxe dedicate alla community femminile. Una scelta che racconta bene la direzione intrapresa da adidas: la collezione, presentata ufficialmente a luglio, nasce proprio dall’incontro tra l’estetica di Originals e tecnologie pensate per il training, mettendo insieme espressione personale e performance.

Nel pomeriggio, invece, il corpo è diventato il vero strumento della sfida, con delle sessioni di hybrid training che hanno combinato velocità, forza e resistenza, permettendo ai partecipanti di testare le Adizero Dropset Pro, modello sviluppato da adidas proprio per unire esigenze legate alla corsa e all’allenamento di forza.

Dal prodotto all’esperienza

Il prodotto non viene presentato come qualcosa da osservare, ma come qualcosa da mettere alla prova. Le scarpe entrano nel gioco, l’abbigliamento accompagna il movimento, gli spazi diventano campi, palestre e luoghi di socialità.

Anche la scenografia seguiva questa idea e le superfici della venue erano attraversate da visual dinamici che trasformavano continuamente lo spazio, creando un ambiente in cui il movimento non era soltanto ciò che accadeva alle persone, ma anche ciò che definiva l’identità del luogo.

In questo senso, Cisalfa Sport assume un ruolo che va oltre quello di semplice punto vendita. Durante The Bridge ha funzionato come intermediario tra brand e community, creando un contesto nel quale provare, giocare, allenarsi e stare insieme diventano parti della stessa esperienza.

Un ponte anche con la storia

Tra gli spazi dell’evento, un’area era dedicata alla LA Trainer, una delle silhouette storiche di adidas. Attraverso contenuti visivi e storytelling, il modello diventava un punto di connessione tra passato, presente e futuro del brand.

È un dettaglio che completa il senso del progetto: il ponte non collega soltanto discipline differenti, ma anche momenti diversi della cultura sportiva. Da una parte c’è la performance, con tecnologie e prodotti progettati per rispondere a esigenze sempre più specifiche; dall’altra c’è un patrimonio estetico che nel tempo è uscito dagli stadi e dalle palestre per entrare nella cultura quotidiana.

Per due giorni, quasi 200 persone hanno attraversato questo ponte. Non necessariamente per arrivare dall’altra parte, ma per scoprire quanto possa essere interessante rimanere proprio nel punto di passaggio.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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