Azzedine Alaïa, il couturier controcorrente

Azzedine Alaïa, il couturier controcorrente

Andrea Tuzio · 2 mesi fa · Style

Una delle parti che preferisco di questo lavoro, parlo dello scrivere, è sicuramente il momento dedicato alla ricerca. In questa fase, oltre al predisporsi ad essere estremamente ricettivi – cosa che fa bene alla mente ma anche all’anima – si scoprono una quantità di aneddoti, fatti e storie che prima di tutto non si conoscevano e che sorprendono per la loro unicità.
Una di queste storie (faccio ammenda, non la conoscevo) è quella della rocambolesca vita, vissuta sempre e comunque controcorrente di Azzedine Alaïa.

Azzedine Alaïa è stato un couturier – guai a chiamarlo stilista, a lui questa definizione non piaceva – tunisino, nato nella capitale del paese nord africano nel 1935 da due agricoltori. Azzedine aveva una sorella gemella Hafida (sarta e che gli ha insegnato ad usare ago e filo), da lui amata più di ogni altra cosa al mondo e che ha rappresentato la sua più grande fonte di ispirazione per intraprendere la strada che poi diventerà la sua vita, insieme alla lettura di Vogue che un suo caro amico gli passava sottobanco.

L’infanzia di Azzedine a Tunisi fu semplice, umile e allo stesso tempo ricca da un punto di vista della condivisione. La madre abbandonò la famiglia abbastanza presto, il padre lavorava praticamente tutto il giorno coltivando i campi mentre lui cresceva con il nonno, con il quale spesso andava al cinema e con la nonna, l’altra figura decisiva della sua vita. Dalla nonna imparò l’accoglienza, l’apertura e la condivisione. Era solita infatti accogliere tutti nella sua cucina, dove cucinava sempre in quantità maggiori rispetto agli effettivi commensali perché se all’ultimo minuto fosse arrivato qualcuno, avrebbe comunque avuto il suo piatto a tavola. 

I primi risparmi li guadagna da giovanissimo aiutando la sua levatrice, madame Pineau, nel suo studio dove era solito sfogliare Vogue. Fu proprio lei a stimolare Azzedine a intraprendere gli studi artistici. Si iscrisse infatti all’accademia di Belle Arti di Tunisi, presso la quale portò avanti lo studio della scultura, iniziando a interessarsi maggiormente alle forme del corpo umano. 

Una volta terminati gli studi, decide di trasferirsi a Parigi con le pochissime risorse che era riuscito a mettere da parte e prende in affitto un piccolissimo appartamento (una “chambre de bonne”, monolocale tipico di Parigi) condividendolo con una sua amica con la quale era partito. 

Aver imparato ad utilizzare molto bene ago e filo, aver approfondito le forme del corpo grazie ai suoi studi ed essendo tormentato, nel senso buono del termine ovviamente, dal drappeggio e dal taglio di sbieco di Madeleine Vionnet – di sicuro una delle precorritrici più decisive della moda del XX secolo – trova un lavoro da Dior, dove però dura soltanto 5 giorni, il motivo? Pare gli facessero cucire solo le etichette dei capi. 
Per guadagnarsi da vivere inizia a fare anche il baby sitter per donne facoltose e della mobilità parigina, come la marchesa Mazan e la contessa di Blégiers. Durante le pause però, cuciva gli abiti che quelle stesse nobildonne dell’alta borghesia cittadina, indossavano regolarmente durante gli eventi mondani. 

Un’altra sua grande qualità era l’affabilità. Grazie alle sue doti di networking, come diremmo oggi, riuscì a costruirsi una rete di amicizie e legami che gli permisero di allargare in modo molto importante la sua clientela e naturalmente la sua fama.
Tra tutti gli incontri di questo periodo ce n’è uno più importante degli altri, quello con il pittore tedesco Christoph von Weyhe che sarà da quel momento in poi il suo compagno per tutta la vita, fino alla scomparsa del couturier tunisino avvenuta nel novembre del 2017. 

Il suo nome inizia a girare e a diventare una certezza: inizia a ricevere le più importanti donne parigine e non nel suo primo atelier in Rue de Bellechasse, Greta Garbo, Marlene Dietrich e Léonie Bathiat in arte Arletty, solo per citarne alcune. Le accoglieva in cucina, come faceva sua nonna con gli ospiti, e cuciva gli abiti direttamente sui corpi costringendo spesso le clienti/amiche a restare per parecchio tempo in piedi, ma lo facevano con gioia. 

“Per conoscerlo (ndr. il corpo femminile) bisogna amarle, le donne, e interessarsi a loro fino a dimenticarsi di se stessi”, ha avuto di modo di ribadire più volte Azzedine dichiarando il suo amore incondizionato e sublime nei confronti delle donne.

Non ha mai voluto entrare nel mondo patinato e “ufficiale” della moda, cosi come avevano fatto ad esempio Saint Laurent o Pierre Cardin, lui rimase fedele a se stesso rinnegando le regole del mondo fashion. Sfilava quando voleva lui e quando si riteneva pronto, non prendendo mai in considerazione il calendario, ha cambiato per semper lo status delle modelle rendendole quelle che sono oggi, delle superstar, si pensi a una giovane Cindy Crawford e Naomi Campbell ad esempio. 

Ha lavorato per Guy Laroche e Thierry Mugler ma il suo essere “contro” non gli ha mai permesso di scendere a compromessi e quindi di sottostare a determinate dinamiche. 
Gli ultimi 15 anni di carriera sono stati difficili, prima un oblio profondo e poi la rinascita grazie al gruppo Prada, a quello Richemont ma soprattutto alla sua amica fraterna Carla Sozzani.

Un uomo semplice, diretto, sincero, coerente e con un talento senza eguali, Azzedine Alaïa ha lasciato una legacy cruciale per l’intero mondo della moda. 

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Com’è andato il MI AMI 2023

Com’è andato il MI AMI 2023

Anna Frattini · 2 giorni fa · Art

Siamo stati alla diciassettesima edizione del MI AMI all’Idroscalo di Milano fra veterani del festival e nuovi arrivati insieme a molte sorprese. L’appuntamento di quest’anno è stato lanciato come una vera e propria caccia la tesoro per l’unitissima community del festival. Il MI AMI rivendica anche quest’anno la propria vocazione come motore di cose nuove, accelleratore di incontri ed esperienze.

Una line-up infinita e costellata di artisti appartenenti a generi diversissimi fra cui i Verdena, L’Officina della Camomilla ma anche Ginevra con il suo pop elettronico. Imperdibili le performance di Lovegang126, Giuse The Lizia e Drast venerdì e Coez, Nayt e Mecna insieme ai Coma Cose e Fulminacci nella giornata di sabato insieme a Rondodasosa, per la sua prima data italiana dopo le controversie. Ci sono stati anche degli ospiti a sorpesa fra cui gli Ex Otago la prima sera, Willie Peyote sul palco con Fulminacci e Coez e Frah Quintale sul palco Dr. Martens.

Per altri scatti dal MI AMI qui il loro profilo Instagram.

Ph. courtesy Andrés Juan Suarez

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Richie Culver: il cinismo è arte?

Richie Culver: il cinismo è arte?

Giorgia Massari · 2 giorni fa · Art

Con soli 8 euro in tasca, il giovane diciassettenne Richie Culver lascia la sua casa a Hull, un paese nel Nord dell’Inghilterra, per inseguire la sua ragazza dell’epoca a Londra. Da qui ha inizio la sua carriera da artista, mosso dall’amore e senza alcuni studi artistici alle spalle.
Culver inizia a fare arte tra le strade e poi, inaspettatamente, la sua opera “Have you ever really loved anyone?”, un collage con un ritaglio di Jesse Owens, venne esposta alla Tate Modern di Londra durante una mostra collettiva. Richie Culver ora ha 44 anni ed espone le sue opere in tutto il mondo, riscuotendo grande successo grazie soprattutto alle sue frasi schiette e crude, scritte su tela

Richie Culver | Collater.al

La sua poetica ruvida proviene dal suo passato e le frasi sono spesso auto-biografiche. Richie Culver nasce da una famiglia di classe operaia, in un ambiente disilluso che influisce in modo preponderante sui suoi pensieri e di conseguenza sulla sua arte. Dalle sue frasi è evidente la sua lotta nei confronti del sistema di classi e della mascolinità contemporanea.
Le sue frasi ciniche conservano un umorismo oscuro e diventano universalmente comprensibili. Con la loro semplicità e attingendo dai luoghi comuni, fortemente combattuti dall’artista, le frasi di Culver sono in grado di comunicare con qualsiasi persona, di ogni provenienza e classe sociale. 

Richie Culver | Collater.al

Tra ironia e cinismo, Richie Culver si schiera contro la tecnologia e in particolare contro il mondo dei social. Emblematica è l’opera controversa “Did U Cum Yet?”, una delle sue classiche scritte a spray su tela, che diventò immediatamente virale su Instagram. In quanto l’opera stessa è una critica all’uso smoderato dei social, in cui l’artista paragona l’atto della masturbazione al bisogno di nutrire il proprio ego postando la propria arte su Instagram, Culver decide di distruggere l’opera originale. Realizza però un libro che contiene tutti gli screenshot dei commenti in risposta al pezzo, per lo più critiche.

Richie Culver | Collater.al

Oggi Richie Culver è un artista eclettico. La sua pratica spazia dalla pittura, alla scultura, alla fotografia e alla performance digitale. Attualmente la sua carriera è rivolta in particolare alla musica. I suoi pezzi audio diventano una continuazione dei suoi dipinti, oscillando tra musica e poesia.  

Courtesy Richie Culver

Richie Culver: il cinismo è arte?
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Il mondo subacqueo di Jason deCaires Taylor

Il mondo subacqueo di Jason deCaires Taylor

Anna Frattini · 1 giorno fa · Art

Jason deCaires Taylor è uno scultore, ambientalista e fotografo professionista impegnato nella costruzione di musei e parchi di sculture subacquei. I temi trattati da Taylor riguardando l’emergenza climatica, l’attivismo ambientale e la capacità rigenerativa della natura.

Rimanendo sott’acqua, le sculture dell’artista si trasformano e con il passare del tempo forniscono un nuovo habitat per la fauna e la flora marina. Il tutto realizzato con cemento durevole, in grado di fornire una piattaforma stabile che consente ai coralli di attaccarsi e crescere. L’unicità di queste sculture subacque si concentra sul rapporto fra arte e ambiente che si interseca con questioni sociali, come la preoccupante condizione dell’ecosistema marino destinata a ripercuotersi sulla vita dell’uomo. L’intenzione di Taylor è di far riflettere gli spettatori su queste tematiche, offrendo un punto di vista diverso per un futuro migliore anche sott’acqua.

La prima scultura di Taylor, Il Corrispondente Perduto – realizzata in collaborazione con un biologo marino e un centro di immersioni locale – è stata posizionata al largo delle coste di Grenada, in Giamaica, un’area distrutta dall’uragano Ivan. La scultura si è rapidamente trasformata e col tempo vi sono stati aggiunti altri elementi, ben 26 alla fine. Così è nato primo parco di sculture sommerso al mondo. Da questo momento in poi, i progetti di Taylor sono diventati sempre più ampi fino al giardino sommerso di Lanzarote. Dal 2009 i siti subacquei realizzati dall’artista sono quasi una ventina in giro per il mondo e i visitatori oltre mezzo milione.

Il Museo Atlántico di Lanzarote, a circa trecento metri dalla costa e a dodici metri di profondità, ospita un’esposizione di oltre 250 statue che raffigurano, a grandezza naturale, alcuni abitanti dell’isola selezionati da James deCaires Taylor, ormai pioniere di questa nuova frontiera ambientalista nel mondo dell’arte.

Per scoprire gli altri progetti di Jason deCaires Taylor puoi visitare il suo profilo Instagram.

Ph. courtesy Jason deCaires Taylor

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La urban culture secondo Lugosis

La urban culture secondo Lugosis

Anna Frattini · 1 giorno fa · Art

Luca Lugosis – a.k.a. Lugosis – è un tatuatore, street artist e artista italiano che ha collaborato con brand del calibro di Dr. Martens, Market, Nike e molti altri. La sua poliedricità rielabora la urban culture in una chiave strettamente personale, legatissima alla scena milanese.

Ora attivo su Berlino, viaggia per il mondo alla ricerca di nuovi stimoli e ispirazioni. D’altro canto, Milano rimane un luogo molto importante per Lugosis, partendo dalle suggestioni metropolitane fino alla community che si è costruito con il tempo.

I personaggi ideati da Lugosis si muovono con agilità fra tatuaggi, illustrazioni e graffiti e raccontano i suoi pensieri e la sua percezione del mondo. Fra personaggi strampalati e weirdos, la poetica di Lugosis ricompensa l’anti-convenzionale senza pregiudizi. In definitiva, la cultura suburbana e l’estetica dei cartoon millennial sono di grande ispirazione per l’artista.

Ora, ripercorriamo alcune delle collaborazioni più interessanti dell’artista. Da quella per Nike con t-shirt e felpe dove Lugosis reinventa il classico logo a quella più grafica con Dr. Martens, portata avanti insieme a Strato. Anche per Carhartt i due artisti hanno collaborato insieme nel 2021 nello store del brand a Weil am Rhein in Germania, il tutto curato da Colab Gallery.

Ph. courtesy Lugosis, Colab Gallery, Dr. Martens, Nike

Per tutti gli altri progetti di Lugosis qui il suo profilo Instagram.

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