La natura e l’essere umano sono parte dello stesso pianeta, dello stesso sistema e c’è stato un tempo in cui cooperavano e viaggiavano all’unisono. Oggi più che mai, un netto contrasto separa il naturale dall’artificiale, ciò che per definizione è creato dall’uomo. Il nostro corpo però, è molto più simile a un albero e ai suoi rami, a un fiore e ai suoi petali o a un frutto e alle sue texture, piuttosto che a un grattacielo o a una fabbrica. La somiglianza uomo-natura intensifica il bisogno intimo dell’uomo di ricongiungersi al selvaggio e all’aspetto naturale, piuttosto che concorrere al suo abbattimento. Le opere dell’artista Leonardo Niola (1991) esplicitano questo concetto. Le sue tele realizzate ad olio, mostrano una fusione tra il corpo e gli elementi naturali o, ancora meglio, una metamorfosi che trasforma l’essere umano in natura. Le composizioni di Leonardo Niola oscillano tra un accademismo Caravaggesco e un surrealismo Daliniano, apparendo reali e oniriche allo stesso tempo.


I corpi nudi, realizzati in maniera accademica, si intrecciano tra loro, crescendo come piante selvatiche in modo caotico, senza alcuno schema. In alcune tele la pelle diventa verdognola, in altre si mescola con frutti sproporzionati, come pere e banane. I corpi e i frutti comunicano tra loro, imitandosi e tentando di raggiungere la stessa forma: i corpi si contorcono, i frutti tendono ad uno scioglimento. Il risultato estetico appare come una natura morta, costituita da una danza fatta di corpi, foglie, frutti e fiori. Il chiaro-scuro supporta il dinamismo del ballo creatosi tra gli elementi, mentre la campitura piatta dello sfondo accentua il focus sulla composizione posta al centro. Questo nuovo essere, nato dall’immaginazione di Niola, tenta di abbattere i confini, quei giganteschi muri eretti dall’uomo, che deve necessariamente riflettere sulla sua vera origine.




Courtesy by Leonardo Niola
