Ormai ne siamo abituati, succede sempre così: Banksy agisce nell’ombra, realizza un nuovo artwork, le voci iniziano a girare e prima di avere la certezza che si tratti davvero di lui è necessario aspettare qualche giorno per la sua rivendicazione. In questo caso per l’ultimo passaggio abbiamo dovuto aspettare quasi una settimana, ma almeno la conferma è arrivata.
Per capire questo nuovo artwork dobbiamo fare un viaggio in Inghilterra e andare fuori dalla prigione di Reading, luogo celebre che tra il 1895 e il 1897 ha ospitato uno dei più grandi scrittori d’Inghilterra: Oscar Wilde.
È proprio sulle pareti di questo edificio che quasi una settimana fa è comparso l’ultimo lavoro di Banksy, un’immagine con protagonista un prigioniero con una macchina da scrivere – molto simile allo scrittore di fine Ottocento – che fugge dalle cinte murarie della galera grazie ad una fila di lenzuoli legati gli uni con gli altri.
Questo intervento artistico omaggia lo scrittore e intanto veicola un fortissimo messaggio di protesta. Da ormai più di 5 anni infatti, la prigione di Reading è rimasta in disuso, gli attivisti hanno lottato per vederla trasformata in un centro artistico, ma le intenzioni del governo sono sempre state irremovibili e indirizzate verso scelte più commerciali.
Oggi, con un contesto tale, l’azione di Banksy potrebbe cambiare le carte in tavola. La sua opera potrebbe incoraggiare i piani alti ad un cambiamento, rilanciare il progetto di bonifica artistica e sostenere la lotta alla creatività.


