In questi giorni non si parla altro che di Blu e della sua, assolutamente comprensibile, “autodistruzione” che si sta svolgendo nella città di Bologna.
Ma nel mondo delle “opere di strada”, intese come quelle opere che vivono all’aperto e per ammirarle non c’è bisogno di entrare in una bianchissima galleria, è successo anche qualcos’altro che sarebbe un peccato far passare in secondo piano.
Nella parte bassa dello stivale chiamato Italia, di cui invece si parla spesso per l’incuria dei siti archeologici e meno quando si tratta di esempi virtuosi, è nata, dopo soli tre mesi di durissimo lavoro, una costruzione di una portata tale da poter essere considerata una pietra miliare, seppur fatta di rete.
L’artista è Edoardo Tresoldi, con cui abbiamo già scambiato due chiacchiere in questo video, quando ancora non costruiva “cattedrali nel deserto” ma imponenti figure maschili attraversate dalla luce solare. Il sito archeologico è quello di Santa Maria di Siponto, a Manfredonia.
L’opera è incredibile: alta 14 metri, realizzata con 7 tonnellate di rete metallica, ricostruisce i volumi dell’antica basilica, come fosse uno splendente scheletro in cui riesci contemporaneamente a vedere quello che c’era e ora non c’è più, quello che resta e quello che ci sarà.
L’inaugurazione è avvenuta questo 12 Marzo ma l’opera, tranquilli, resta lì. È per noi.
Per chiunque ci crede ancora in questa cosa chiamata Arte.















