Art Lorena Ancona, un dialogo con la terra
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Lorena Ancona, un dialogo con la terra

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Floriana Savino

Negli anni Quaranta del secolo scorso il grande pittore muralista messicano Diego Rivera (Guanajuato, 1886 – Città del Messico, 1957) concepì un vasto complesso partecipativo e museale, capace di raccogliere le testimonianze di una tradizione mesoamericana finalmente libera di incontrare la ricerca degli studiosi e l’arte dei giovani accademici messicani.

Nel corso di una vita dedicata all’impegno politico e alla creazione artistica, Rivera fu anche un appassionato collezionista di reperti antichi della tradizione precolombiana. La sua collezione, di oltre 59.000 pezzi dal valore umano e conoscitivo inestimabile, gli fece presto sentire l’esigenza di una collocazione stabile, che rispondesse alla missione civile di un incontro con il sapere di tutta la società.

Nella terra di mezzo, attraversata in quella prima metà del Novecento dalle grandi figure storiche e intellettuali del tempo, Rivera scelse di innalzare le basi di un monumento alla memoria degli avi, divino e senza tempo.

La costruzione di un vero e proprio “tempio per l’arte” ebbe origine nell’area di Coyoacán, a sud di Città del Messico. Il sito fu scelto per la presenza tangibile di terra frammista alla colata lavica del vulcano Xitle, che ancora testimoniava concretamente il rapporto vivo tra l’orizzonte umano e l’universo animistico della terra. Il modello che ispirò Rivera e i suoi collaboratori fu chiaramente la piramide di origine azteca. L’estetica dei sacri teocalli fu alla base di una concezione quasi divina dell’edificio che avrebbe conservato memorie vive. Il nome Museo Diego Rivera Anahuacalli suggellò per sempre questo richiamo a un sentire partecipativo e profondamente decoloniale.

La morte colse Rivera mentre il progetto era ancora in corso, così, dal 1947 fino all’inaugurazione del 1963, furono gli architetti Juan O’Gorman e Heriberto Pagelson, insieme a Ruth Rivera Marín, figlia dell’artista, a portarlo a termine. Oggi il complesso museale comprende una galleria, una biblioteca, uffici e laboratori pensati per la partecipazione dei cittadini.

Lorena Ancona

L’artista messicana Lorena Ancona (Chetumal, 1981), dal 20 giugno al 6 settembre 2026, ha preso parte a questo grande progetto che abbraccia spazio e tempo, portando dentro lo scrigno nero ceramiche misteriche che intonano e tessono l’itinerario di una tradizione mitologica, carnale e potente. Ispirandosi alla tradizione di Teotihuacan – la cui etimologia rimanda letteralmente al “luogo in cui si diventa dèi” – e alla figura suprema della mitologia azteca Tlaltecuhtli, l’artista esplora l’incontro, la lotta e l’ibridazione tra il magma crepuscolare che investe l’essenza della terra e la bellezza di un cielo proteso verso il territorio sconfinato del sogno.

Nella ceramica lavorata con la forza dello spirito e delle mani, Ancona instaura un dialogo con il contesto che abbraccia le opere in mostra. Colori vividi e accesi accompagnano un viaggio di scoperta materica che celebra tanto la poesia quanto la ferocia di una materia primitiva, legata visceralmente a un’idea di spazio e territorio che le è propria. Per l’esposizione Ojos como pozos, boca como cueva, lo spazio misurato di un’architettura possente e il buio denso di una terra di mezzo, volutamente lasciata irregolare nelle sue viscere in ossequio all’arte, sperimentano un altro modo di recuperare e raccontare una storia che appartiene alle origini più vive dell’umanità. Nel territorio del sacro, una Madre Natura luminosa, oscura, ribelle.

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Scritto da Floriana Savino

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