I dipinti dell’artista statunitense Ben Cowan (Ann Arbor, Michigan, 1985) vivono di gesto, in un crocevia intellettuale, spesso ironico, che attraversa l’oggetto, l’illusione e la trascendenza della percezione. Richiamando il dinamismo e la ricchezza compositiva di matrice gotica, le sue finte finestre e pale d’altare, originalissime e cromaticamente intense, restituiscono all’arte e alle sue icone una lettura decisamente alternativa.


Il frammento e la gestualità dei corpi caratterizzano così un percorso pittorico che si fa piccola apertura sul mondo. Lo sguardo e l’intreccio delle mani, ora giunte in preghiera, ora trafitte nel segno della passione, segnano il confine tra rinascenza moderna e apertura alle complessità del presente. Tanto la gestualità di Maria quanto il richiamo evocativo a pittori come Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, accompagnano un viaggio pittorico che vive di percezione e colore.
Come ha scritto André Chastel: «Il più antico e importante [trattato sulla gestualità nell’arte] si deve al giurista e consigliere della corte di Treviso, Giovanni Bonifacio. L’opera s’intitola “L’arte de’ cenni, con la quale formandosi favella visibile, si tratta, della muta eloquenza, che non è altro che un facondo silenzio”. Il titolo chiarisce bene l’argomento del trattato e attraverso il preziosismo verbale dell’inversione sottolinea il proposito che non è quello di studiare i fenomeni dei gesti espressivi, […] bensì di estendere il repertorio dei segni corporei portatori di messaggi e dunque suscettibili di essere combinati in una sorta di coerente paralinguaggio, o meglio, di una retorica della comunicazione non verbale. La dedica precisa: «ai princìpi, che per via della loro dignità si fanno capire con i segni piuttosto che con le parole». (Chastel; 2001)

Muovendosi in uno spazio dell’osservazione che invita chi guarda a immergersi nei giochi d’ombra, tra ciò che le opere mostrano e ciò che celano, Ben Cowan si confronta con un universo della nuova pittura abitato dalle ambivalenze e dalla disillusione del contemporaneo. Evocando sprazzi di un passato fatto di ritrattistica e pittura solenne, il suo pennello tesse le coordinate di un orizzonte in cui protagonista è il gioco seducente del frammento. Seduzione, corporeità e un velo di mistero si sposano alla campitura del colore, in un chiaro richiamo a una storia dell’arte e dei suoi gesti imparata a memoria.














Articolo di Floriana Savino
