C.P. Company e la Casa Albero, the next landscape

C.P. Company e la Casa Albero, the next landscape

Andrea Tuzio · 4 settimane fa · Style

Un vero e proprio dialogo con lo scenario urbano, quello intrapreso da C.P. Company con la collezione Fall/Winter 020.

NEXT LANDSCAPE, il concetto attorno al quale l’azienda fondata da Massimo Osti e con a capo il figlio Lorenzo ha sviluppato la FW020, si riferisce a un’idea generale sviluppata dal designer Paul Harvey e vuole rappresentare un’immagine di speranza per un futuro ambiente urbano, in cui alla natura viene dato lo spazio per ricrescere in modo vitale e spontaneo tra le forme architettoniche che caratterizzano le nostre città. 

Partendo direttamente dalle immagini della città di Chernobyl, abbandonata dopo il disastro nucleare del 1986 e ormai invasa dalla vegetezione, C.P. Company ha creato una collezione che si inserisce perfettamente in questo ipotetico nuovo paesaggio urbano in cui la natura si riprende i propri spazi. 

A distanza di 20 anni dalla prima uscita, C.P. ripropone l’iconico giubbotto Urban Protection Metropolis originariamente pensato da Moreno Ferrari quando nel 1998 fu incaricato dall’azienda di sviluppare un nuovo concept ispirato al nuovo millennio ormai alle porte. L’idea di Ferrari plasmò il panorama dell’abbigliamento maschile in un modo più che mai attuale.

Crescita continua, gentrificazione costante, cambiamento ininterrotto. Un processo collettivo gigantesco, sempre in divenire. Una città in continua evoluzione cambia radicalmente la visione umana, l’udito, l’odore, il gusto e il tatto.

Le persone hanno bisogno di protezione, protezione non significa separazione bensì connessione.
Gli esseri umani hanno bisogno di una Urban Protection.

Urban Protection rappresenta una nuova forma di dialogo suggestivo tra l’equipment e il nuovo scenario urbano, un dialogo che nasce prima tra l’abbigliamento e chi lo indossa. Un capo vive delle esperienze dell’individuo così come l’individuo si relaziona al mondo attraverso le funzionalità del capo. Un duplice, fondamentale rapporto tra interno ed esterno, capi concepiti come strutture: il design esterno rimanda al rigore architettonico brutalista mentre l’interno trasmette il calore tipico dell’umanità. 

A creare un nuovo livello di connessione arriva lo shooting dedicato alla collezione scattato a Fregene in una location unica, la Casa Sperimentale, meglio conosciuta come Casa Albero

Progettata e costruita negli anni ’60 da Giuseppe Perugini e da sua moglie Uga de Plaisant, entrambi architetti, utilizzando esclusivamente cemento armato, vetro e acciaio, è un esempio di architettura brutalista che si inserisce nel contesto naturale allo stesso modo in cui la collezione FW020 di C.P. Company si cala nel nuovo concetto urbano. 

Per approfondire questo aspetto e per capire al meglio la connessione che esiste tra moda e architettura, abbiamo fatto un po’ di domande a Bianca Felicori, architetto, ricercatrice, autrice e mente dietro il progetto Forgotten Architecture, che si è occupata del location scouting.

Com’è iniziato il tuo coinvolgimento nel progetto con C.P. Company? 

Sono molto affezionata a C.P. Company, mio padre era amico di Massimo Osti e questo brand è sempre stato per Bologna — la città dove sono nata — motivo di orgoglio cittadino. Avevo molto apprezzato la campagna 2019 scattata davanti alla Casa del Portuale di Aldo Loris Rossi, uno degli architetti della stagione organica italiana che preferisco. Quest’estate sono stata contattata da Giovanni Benvenuto, Content Coordinator di C.P. Company, e mi ha raccontato che il brand aveva manifestato un certo interesse per scattare la campagna invernale nella Casa Albero di Fregene, disegnata da Giuseppe Perugini nel 1968. Conosco molto bene questa casa perché è uno dei simboli del mio progetto di ricerca Forgotten Architecture, una piattaforma dove scoprire architetture moderne, nazionali e internazionali, poco conosciute e dimenticate. Ero molto entusiasta ed ho subito contattato il figlio di Perugini, Raynaldo, ora professore ordinario all’Università Roma Tre che si è reso disponibile e da lì è nata questa meravigliosa collaborazione.

Quali sono stati gli input iniziali dai quali sei partita per lo scouting e come sei arrivata alla scelta della Casa Albero?

Loro avevano già in mente di farla qui, io ho gestito l’accordo con l’attuale proprietario della Casa, che è appunto Raynaldo Perugini. Quando gli ho scritto per comunicargli le nostre intenzioni, ha risposto subito anche lui con grande entusiasmo dicendo che conosceva benissimo C.P. Company e che aveva anche diversi capi di abbigliamento di questo brand. Perugini ci ha poi ricordato che anche Karl Lagerfeld, nei primi 200, aveva scattato qui una campagna per Fendi, di cui però non sono mai riuscita a trovare notizie. All’inizio io ero abbastanza preoccupata per via delle condizioni in cui riversava questa Casa fino a giugno 2020. Dal 1995, anno della morte di Giuseppe Perugini, la famiglia ha iniziato a diradare la frequenza e la durata dei soggiorni a Fregene, per poi limitarsi a visitare la casa soltanto per occuparsi del restauro del cemento armato, attaccato dagli agenti atmosferici. Negli ultimi vent’anni questo piccolo gioiello incastonato sul mare, purtroppo, è stato vittima di vandalismi che hanno gravemente danneggiato la struttura. Ma poi è successo qualcosa di magico.

La casa è un raro esempio, forse unico, di auto-progettazione familiare. Ci spieghi in che cosa consiste?

Questo è uno degli aspetti più interessanti. Giuseppe Perugini, verso la fine degli anni Sessanta, compra questo terreno nei pressi della Pineta di Fregene assieme alla moglie, Uga De Plaisant, per costruire la loro casa al mare. Una volta cresciuto e iscrittosi alla facoltà di Architettura, anche il figlio Raynaldo inizia a partecipare alla realizzazione della casa e vengono così  soprannominati i “3P”. 
La Casa Albero è il frutto dell’applicazione della creatività della famiglia, è un’architettura fantastica, invincolabile, libera da costrizioni e condizionamenti. È un eterno work in progress perché può essere modificata e si possono aggiungere moduli all’infinito. Si chiama “Casa Albero” perché è pensata come luogo dove esperire il senso della vita tramite il rapporto diretto con la natura circostante. 
Attualmente questo complesso residenziale è formato da tre edifici di tipologia diversa: la Casa, la “palla” attrezzata come casa indipendente, e i “cubetti”, tre volumi funzionali cubici intervallati da semi-moduli contenenti i servizi, camera da letto, soggiorno e cucina in meno di 40 metri quadrati.

La casa versava in uno stato di semiabbandono soprattutto a causa di atti vandalici. Ci racconti com’è nato il processo di “ristrutturazione”?

Purtroppo a causa dello stato di degrado in cui versava si era sparsa la voce che questa casa fosse abbandonata e questo è il motivo per cui è stata poi vittima di atti vandalici. Nel 2019 avevo scritto un articolo a riguardo denunciando il problema, cosa che so che il professor Perugini ha molto apprezzato. Durante la seconda riunione virtuale con il brand e con l’architetto, è stato C.P. Company a proporsi come sponsor per i lavori di restauro dell’edificio, offerta calorosamente accolta da Perugini. C.P. ha poi finanziato, prima di scattare la campagna, la pulizia e la pittura delle superfici esterne e la verniciatura degli elementi metallici. Questo è quello che accade quando una casa di moda sviluppa una certa sensibilità per l’architettura.

Cosa rappresenta per te, e più in generale per l’architettura contemporanea, la Casa Albero?

Tutto? :) L’architettura e l’idea di pensare a metodi alternativi per parlare di architettura moderna e contemporanea sono il centro del mio lavoro. Ogni giorno mi batto per far si che ci sia sempre più confluenza tra le varie discipline, dalla moda all’architettura, dall’arte alla musica. Per me questa campagna è molto di più di un semplice progetto pubblicitario, è il risultato di un processo di integrazione per cui mi batto ogni giorno, cercando di far combaciare le mie conoscenze architettoniche con le esigenze degli altri mondi. Questa Casa è diventata il simbolo di una prima vittoria, e con lei anche il professore Perugini, con cui ho un rapporto basato su una stima reciproca. Per questo sono grata a C.P. e spero che molti brand seguano il suo esempio.

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Best of 2020 – NSFW Photography

Best of 2020 – NSFW Photography

Collater.al Contributors · 7 ore fa · Photography

I progetti fotografici NSFW (not safe for work), nonostante l’acronimo che usiamo per definirli, non raccontano solo storie di nudo. Sono articoli che parlano di rapporti fragili e delicati, sono progetti trasparenti, estremamente sinceri e vulnerabili.

Qui trovate i 10 articoli più letti durante quest’anno, ma se non doveste averne abbastanza, abbiamo un intero archivio pronto per voi.
Buona rilettura.


La libertà senza veli negli scatti di Birdee


Blackbird fly, blackbird fly / Into the light of the dark black night, così cantavano i Beatles più di cinquant’anni fa, ed è proprio questa canzone, e il suo messaggio di libertà, a ispirare Jamie Johnson nella scelta di quello che oggi è il suo nome d’arte, Birdee.
Le sue fotografie analogiche analizzano i temi della femminilità, della forza e della grazia. I suoi soggetti sono corpi spensierati, decisi e tenaci sempre a contatto con l’acqua.


Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso


Sensuali e passionali, belli come le ragazze che ritraggono e in bianco e nero, così sono gli scatti di Leonardo Glauso racchiusi nel suo ultimo libro “Erotic Photography”. 
Questa pubblicazione è una collezione di fotografie di nudo in bianco e nero che contemporaneamente rivelano e nascondono i soggetti come delle sculture di marmo. Niente elementi di disturbo, niente fronzoli, nessuna distrazione dalla bellezza sensuale, pura e intima dei corpi protagonisti.


Corpi in libertà, la fotografia di Lucas Cerri


Lucas Cerri nasce come musicista ma con il tempo, oltre a esprimere emozioni, pensieri e sentimenti attraverso note e melodie, ha cominciato a farlo anche attraverso le immagini. 
Le sue fotografie sono intime e delicate, hanno come soggetto principale il corpo umano ed esprimono un particolare senso di libertà. 


La fotografia analogica e femminile di Tamara Lichtenstein


Potrebbero essere i frame di un film, o le fotografie di un diario personale degli anni ’80. Gli scatti analogici di Tamara Lichtenstein racchiudono una bellezza senza tempo che non stanca mai. 
Al centro della sua ricerca artistica c’è l’universo femminile e le sue sfaccettature: volti e corpi senza filtri e bellezze naturali, i suoi scatti hanno uno stile unico impossibile da dimenticare.


La bellezza senza veli negli scatti di Guen Fiore

I ritratti femminili di Guen Fiore raccontano e mostrano la bellezza della donna a 360° gradi. 
Nelle sue fotografie il suo taglio personale e la sua visione della bellezza sono sempre i protagonisti indiscussi. 
I suoi soggetti sono principalmente giovani donne catturate nei loro momenti più intimi: sono naturali, senza veli e senza limiti.
Gli sguardi fieri, felici, malinconici e pensierosi, i gesti delicati e sospesi rendono ogni scatto più bello del precedente, manifesto di una bellezza unica e universale.


La fotografia concettuale e sofisticata di Eva Milkonskaya


Dopo aver guardato le fotografie di Eva Milkonskaya tutto ciò che ci circonda diventa superfluo. I suoi scatti riescono a dare forma alle emozioni: sono immagini estremamente minimali, complesse e profonde.
Le sue fotografie riescono a comunicare la profondità dell’animo umano, sono immagini fuori dalla realtà, istantanee senza luogo, ferme nel tempo.


BODY, Lotte van Raalte e il corpo delle donne


BODY, l’ultimo progetto della fotografa Lotte van Raalte, è una vera e propria ode al corpo femminile, è una ricerca spasmodica del reale e della vera bellezza. 
Questo progetto ci racconta la verità e ci presenta il corpo della donna in maniera inedita: sono fotografie di donne reali dotate di tutti quei dettagli a cui non siamo abituati ma che sono i segni che distinguono un corpo dall’altro e che fanno la differenza.


Le donne riprendono il controllo del proprio corpo negli scatti di Arianna Genghini


Sensuali ed eteree, le fotografie di Arianna Genghini non sono solamente belle, ma sono il manifesto di un modo di percepire il corpo della donna lontano da cliché e preconcetti. 
Le sue fotografie spiccano per l’attenzione ai dettagli, per la luce, lo styling ma soprattutto per il messaggio che portano con sé. Nelle sue fotografie la nudità esprime la libertà della donna, è la dimostrazione che si può essere padroni del proprio corpo, anche a patto di scontrarsi con le restrizioni della società.


La fotografia intima e poetica di Berber Theunissen

Ogni imperfezione, ogni cicatrice, ogni piega, ogni piccolo difetto diventa un valore aggiunto nelle fotografie di Berber Theunissen. 
In una società in cui tutto deve apparire perfetto, al limite dell’impossibile, i suoi scatti ci riportano alla normalità, ci mostrano un altro lato della femminilità attraverso corpi normali, con tutti i loro bellissimi difetti. 
Il suo progetto Skin apre le porte a momenti di intimità, in cui la pelle è l’unico abito dei corpi fotografati, ma più sfogliamo le foto, più capiamo che il focus non è sulla pelle, ma su cosa c’è sotto di essa. 


Anna Forsterling, una fotografa vitale


Sguardi ipnotici, gentili strette di mano, abbracci premurosi e gesti di conforto: quelle di Anna Försterling sono fotografie vive e intense. I suoi scatti mettono in relazione corpo e anima, collegano arte e vita e sono un’esplosione di purezza e umanità. Guardando le sue fotografie si riesce a percepire la viva sensazione di una carezza sulla pelle, della durezza dei muscoli contratti e dell’intensità dei respiri profondi. 

Articolo di Federica Cimorelli

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Poesia ed empatia, gli scatti di Niko Neithardt

Poesia ed empatia, gli scatti di Niko Neithardt

Collater.al Contributors · 5 ore fa · Photography

Raccontare le storie delle persone e farlo attraverso la lente di un obiettivo, è questo quello che fa Niko Neithardt con la sua macchina fotografica. Anche se apparentemente può sembrare semplice, il suo lavoro artistico necessita molto ascolto e attenzione, è un processo emotivo complesso che richiede empatia, sensibilità e un pizzico di poesia.

Dai toni caldi e splendenti e con una luce naturale radiosa, i suoi ritratti fotografici rapiscono l’attenzione di ogni spettatore. Niko riesce a estrapolare la bellezza della semplicità dai suoi soggetti, cattura ogni momento come se fosse per sempre e lo rende speciale e indimenticabile.

Niko Neithardt è capace di percepire le emozioni degli altri e capirle, ma riesce anche a caratterizzare ogni scatto con il suo stile personale. Ha molto metodo, tecnica e un intenso senso dell’arte. Ogni sua fotografia è dotata di un look analogico straordinario.

Insieme a Daniel Oechsler e Andreia Guedes, Niko ha fondato DNA Collective, un collettivo di fotografi e videomaker con base a Heidelberg, in Germania. Tra i loro clienti Google, Ginstr, Vapiano, Big FM e Adam Stacks.

Guarda qui una selezione dei suoi lavori, seguilo su Instagram e sul sito di DNA Collective.

Articolo di Federica Cimorelli

Poesia ed empatia, gli scatti di Niko Neithardt
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I supereroi di Benoit Lapray invadono Parigi

I supereroi di Benoit Lapray invadono Parigi

Emanuele D'Angelo · 4 giorni fa · Photography

Passeggiando un po’ romanticamente per le strade di Parigi, Benoit Lapray ha avuto la geniale idea di sostituire i monumenti della città con gli eroi della cultura pop.

Supereroi, famosi protagonisti film di fantascienza e anche cartoni animati prendono clamorosamente il posto delle statue che abbelliscono la capitale francese.

Non è la prima volta che il fotografo francese fa un lavoro del genere, tempo fa li aveva immaginati lontano dalle metropoli caotiche, a vagare solitari tra montagne e le colline, vedi qui.

“É un modo per sottolineare che questi eroi appartenenti al mondo della fantascienza fanno oggi parte del patrimonio culturale mondiale”, dice Lapray.

Il progetto è stato creato in collaborazione con lo studio creativo 95 Magenta. Un lavoro lungo e complesso, realizzato inizialmente su pellicola, non utilizzando nessuna macchina fotografica digitale.

Successivamente i negativi sono stati digitalizzati e ritoccati, per poi aggiungere i nostri supereroi, che abbiamo tanto a cuore.
Qui sotto vi lasciamo tutte le foto di Parigi simpaticamente conquistata da tutti gli eroi di Benoit Lapray.

I supereroi di Benoit Lapray invadono Parigi
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Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente

Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente

Collater.al Contributors · 6 giorni fa · Photography

Le fotografie di Roeg Cohen sono intime e seducenti, parlano di vita, memoria ed eternità. I suoi scatti raccontano gli aspetti più personali dei suoi soggetti, sono immagini ricche ed enigmatiche.

Roeg ha iniziato a fotografare all’età di trent’anni ma il suo livello artistico è tutt’altro che immaturo. La fotografia è lo strumento che usa per esprimersi, racconta tanto di sé quanto di chi si trova dall’altra parte dell’obiettivo, comunica indipendenza, coraggio e audacia.

Ciò che Roeg Cohen sembra avere con i propri soggetti è una connessione intensa e sincera. I protagonisti delle sue fotografie comunicano attraverso il corpo e gli sguardi. Sono immortalati in situazioni diverse ed esprimono sentimenti opposti e complementari: quiete, pace, silenzio ma anche tumulto, tensione e rivolta.

Le sue fotografie evocano sensazioni difficili da esprimere a parole per questo lasciamo parlare le sue immagini.
Guardatene qui una selezione, seguitelo su Instagram e sul suo sito personale.

Articolo di Federica Cimorelli

Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente
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