Con A Burnt Child Loves the Fire l’artista visiva Dora Jeridi (Parigi, 1988) inaugura la sua prima collaborazione con la Boesky Gallery di New York. Dal 10 settembre al 17 ottobre 2026, le sue grandi tele ci portano in un viaggio alla scoperta di tessuti e drappeggi, resi con l’illusione della pittura più brillante.
L’universo di Jeridi ruota ormai da anni attorno al fascino del tessuto, con le sue mille pieghe e i giochi di luce che lo attraversano, che sia addosso a un corpo o dentro gli arredi di una stanza opulenta.



Nata e cresciuta a Parigi, Dora Jeridi riporta spesso nei suoi dipinti il ricordo del salotto dei nonni. Quell’arredamento tipicamente parigino, fatto di mille stoffe e tendaggi ricchi, sembra scorrere sul fondo della sua scelta di fare arte, che in pittura celebra il gioco e la bellezza del drappeggio.
La storia dell’arte, fin dalle botteghe del Quattrocento, ha sempre avuto un legame stretto con lo studio dei tessuti più eleganti: dal broccato dei ritratti nobiliari al velluto delle vesti più raffinate, la pittura e la ritrattistica hanno sempre puntato a restituire con precisione un materiale protagonista, simbolo di status. Jeridi, trasferitasi a New York per una residenza artistica, ha unito il ricordo delle case e dei tessuti parigini a una scoperta sorprendente, trovata negli archivi newyorkesi delle collezioni di Galliano per Dior.
I dipinti della personale A Burnt Child Loves the Fire abbracciano così una doppia anima, quella del ricordo intimo di spazi personali e vissuti e quella delle figure e silhouette stilizzate, scovate nei decori di questi tessuti di alta moda.
Il titolo della mostra rimanda a un proverbio del XIV secolo, citato anche da Oscar Wilde, e lo rovescia a modo suo: «Il bambino che si è scottato teme il fuoco». È la curiosità infantile, quella che ha sempre spinto Jeridi a esplorare lo spazio domestico come terreno di continua scoperta, spesso abitato dall’immaginazione e dalla fantasia. Così, nei grandi dipinti esposti alla Boesky Gallery, la presenza scura di una materia oleosa e nera si mescola a sprazzi di tessuto e drappeggio, che incontrano mondi sognati e forme archetipiche di universi fatati, stregati o ultraterreni.
Come si legge nel comunicato stampa, che riporta le parole dell’artista, ne nasce «un’Odissea ardente alla scoperta di sé in mezzo a una storia circoscritta».








