Alcuni luoghi sembrano lontanissimi anche da chi li abita, non perché manchino sulle mappe, ma perché le loro storie faticano a raggiungere il resto del mondo. È da questo concetto che nasce la serie fotografica “Inner Distance“, il progetto a lungo termine del fotografo documentarista Slava Lyu-fa, che attraversa la Repubblica di Sacha, conosciuta anche come Yakutia, per raccontare due realtà dello stesso territorio: la vita a Yakutsk, la capitale, e quella delle comunità che vivono nelle remote regioni artiche lungo il fiume Kolyma.


Nelle sue fotografie non c’è la volontà di trasformare il Grande Nord in uno scenario spettacolare, fatto soltanto di ghiaccio, temperature estreme e paesaggi sconfinati. Lyu-fa si concentra piuttosto su ciò che accade dentro questi luoghi: le persone che lavorano, pescano, si incontrano e custodiscono abitudini tramandate nel tempo. Gesti quotidiani che, osservati da vicino, raccontano un rapporto complesso tra comunità, ambiente e memoria. La particolarità del progetto è che questa ricerca nasce da un legame personale: il fotografo è nato in Yakutia, eppure tornare nei luoghi della propria infanzia richiede viaggi difficili, costosi e logisticamente complessi. Anche per lui, dunque, la distanza non è un concetto astratto, ma un ostacolo concreto che condiziona il modo di appartenere a una terra.
Due realtà, un’unica terra
La distanza che dà il titolo al progetto si manifesta innanzitutto nella geografia. La Repubblica di Sacha è il più grande soggetto federale della Russia e comprende territori in cui spostarsi significa affrontare distanze enormi e infrastrutture limitate. Tra Yakutsk e gli insediamenti più settentrionali lungo il Kolyma non cambia soltanto il paesaggio: cambiano le condizioni materiali dell’esistenza, l’accesso ai beni essenziali e il rapporto con l’ambiente. Ma esiste anche una separazione meno visibile, quella tra persone che appartengono allo stesso territorio e che, nonostante questo, conoscono poco le rispettive vite, ed è proprio su questa frattura che Lyu-fa costruisce il suo racconto.
Il fotografo non cerca di risolvere queste differenze attraverso immagini rassicuranti o una rappresentazione idealizzata della propria terra. Al contrario, lascia che siano le situazioni quotidiane a mostrare quanto siano diverse le esperienze che convivono all’interno della stessa regione. La scelta di lavorare su due realtà parallele permette di mettere in relazione la capitale e le comunità artiche senza ridurle a un semplice confronto tra modernità e isolamento. Al centro rimangono le persone, con le loro abitudini, i legami e la capacità di adattarsi a condizioni in continuo mutamento.

Il fiume che dà sostentamento e porta via la terra
Una delle immagini più significative della serie ritrae Lena, una donna di Nizhnekolymsk, all’interno di un deposito sotterraneo di pesce e alimenti. Alle sue spalle si accumulano i pesci conservati nel ghiaccio; la luce è scarsa, l’ambiente appare essenziale, quasi sospeso fuori dal tempo. La scena potrebbe sembrare estranea a chi la osserva da lontano, ma quello spazio racconta una pratica concreta di conservazione del cibo e, più in generale, un modo di organizzare la vita in un luogo remoto. È qui che la fotografia di Lyu-fa trova una delle sue qualità più interessanti, cioè rendere visibile una realtà senza trasformarla in una curiosità esotica.
Quello stesso deposito, tuttavia, è esposto al rischio di allagamento a causa dell’erosione della riva del fiume. Nizhnekolymsk è uno degli insediamenti in cui gli effetti dei cambiamenti climatici si intrecciano direttamente con la sopravvivenza delle comunità. Secondo quanto riportato dalla presentazione del progetto sul sito della Leica Oskar Barnack Award, l’elettricità viene prodotta attraverso un generatore e, per procurarsi rifornimenti e alimenti, gli abitanti devono percorrere circa 29 chilometri lungo il fiume.



Il Kolyma assume così un significato ambivalente, perchè è una via di trasporto, una fonte di sostentamento e un elemento fondamentale per la vita locale, ma è anche una forza capace di modificare il territorio e mettere in pericolo gli spazi abitati. «Il fiume dà la vita, ma allo stesso tempo porta via la terra», osserva Slava Lyu-fa nella presentazione del progetto. Una contraddizione che riassume il rapporto tra le comunità e un ambiente dal quale dipendono, ma che diventa sempre meno prevedibile.
Fotografare ciò che rischia di scomparire
In Inner Distance il cambiamento climatico emerge dalle tracce che lascia nella vita quotidiana: abitazioni minacciate dall’erosione, luoghi difficili da raggiungere, paesaggi che non garantiscono più le stesse condizioni di un tempo. A questa fragilità si aggiungono le trasformazioni economiche e sociali che interessano le comunità più isolate.

Il suo lavoro si muove proprio in questo spazio tra testimonianza e perdita. Fotografare significa documentare ciò che esiste oggi, ma anche lasciare una traccia di ciò che potrebbe non esserci più domani. Il rischio non riguarda soltanto gli edifici o i villaggi, ma anche le forme di vita che si sono sviluppate attorno a essi: le attività lavorative, le consuetudini familiari, le conoscenze legate all’ambiente e i ricordi di chi ha abitato quei luoghi.
La distanza più difficile da attraversare
Le fotografie di Slava Lyu-fa sono caratterizzate da colori sobri, luci fredde e atmosfere silenziose. Non cercano un effetto drammatico immediato, ma lasciano emergere lentamente i dettagli. In alcune immagini le persone sembrano quasi assorbite dal paesaggio; in altre, la presenza umana rende tangibile la dimensione domestica di luoghi che, visti dall’esterno, potrebbero apparire inospitali. Questa scelta visiva contribuisce a mantenere in equilibrio la vastità dell’ambiente e la specificità delle singole storie.
La distanza fisica tra Yakutsk e il Nord artico è soltanto una parte del problema: esiste anche una distanza emotiva e culturale tra chi vive nello stesso territorio senza riuscire a condividere pienamente le esperienze degli altri. Slava Lyu-fa prova a ridurla attraverso le immagini, mettendo in relazione persone che raramente si incontrano e mostrando ciò che le accomuna, oltre alle condizioni che le separano. Il fatto che il fotografo stesso debba affrontare grandi difficoltà per tornare nella regione in cui è nato rende questa ricerca ancora più personale. Non osserva un luogo lontano da una posizione esterna, ma cerca di riavvicinarsi a una parte della propria storia. Il suo ritorno non è scontato: richiede tempo, risorse e la possibilità concreta di raggiungere comunità isolate. La fotografia diventa così uno strumento per comprendere una terra alla quale si appartiene, ma che non si può frequentare liberamente.
Nato nel nord della Repubblica di Sacha nel 1989 e oggi residente a Yakutsk, Lyu-fa ha sviluppato una ricerca documentaria incentrata sull’Artico, sulla memoria e sulla vita delle comunità remote. Nel 2026, Inner Distance è entrato nella shortlist della Leica Oskar Barnack Award, riconoscimento dedicato alla fotografia che indaga il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente.
Più che offrire una risposta su quale sarà il futuro della Yakutia, il progetto lascia aperta una domanda: cosa rimane di un luogo quando le condizioni che ne hanno sostenuto la vita cominciano a cambiare? Le fotografie non pretendono di fermare il tempo, né di preservare da sole ciò che rischia di scomparire, possono però conservare volti, gesti e frammenti di esistenza, sottraendoli almeno in parte all’invisibilità.


