Nel 2026 tutti parlano di ritorno all’analogico, e oggi possiamo esplorarne le potenzialità grazie a una serie di oggetti che utilizzano tecnologie odierne. Una contraddizione, sì, che ci porta a pensare che per tornare indietro del tutto sia troppo tardi, ma che ci insegna a sperimentare con un’estetica, quella analogica, sempre più in voga.
La fotografia è il terreno dove questa contraddizione è più evidente. Non è solo una questione di immagine, ma di strumenti che impongano frizioni e regole, di oggetti che riportano l’esperienza su un livello più meccanico. Eppure, anche qui, il “ritorno” passa attraverso schermi, preset, batterie ricaricabili, connessioni.
Noi abbiamo scelto sei cose (alcune già raccontate, altre no) che incarnano lo spirito dell’analogico oltre la fotografia, ma che allo stesso tempo mostrano quanto sia difficile separarsi davvero dal digitale: prodotti, reti e immaginari che costruiscono nuove conversazioni attorno al tangibile, senza mai tagliare del tutto il cordone.
La fotografia istantanea rimane uno dei campi più fertili di questo desiderio. La Fujifilm Instax Mini Evo Cinema rilegge l’istantanea con un immaginario cinematografico: scattare torna a essere un gesto più pensato, ma dentro c’è una componente ibrida—tra filtro digitale e stampa fisica—che racconta perfettamente la nostra epoca. Vogliamo l’oggetto, ma anche il controllo.

Lo stesso discorso vale per il gaming, che sembra aver riscoperto il piacere della fisicità, ma senza rinunciare alla piattaforma per eccellenza: lo smartphone. Ne avevamo già parlato qui, ma il Pocket Taco, il nuovo controller presentato di GameSir, trasforma il telefono in qualcosa che somiglia più a un Game Boy che a un touchscreen impersonale. È un modo per rimettere le mani al centro—con la consapevolezza che, alla fine, il cuore resta digitale.

Sul fronte design, la KOKOGOL Maclock sembra uscita direttamente dagli anni Ottanta, riportando in vita il linguaggio visivo del primo Macintosh. È una sveglia che non prova a essere smart, anzi: segna il tempo senza distrazioni. Ma anche qui il fascino sta nel corto circuito: un oggetto che simula un passato “semplice” mentre parla una lingua nata dal digitale, quella delle interfacce e delle icone.

Ma l’analogico non è solo una questione di prodotti: è anche una questione di reti, pratiche e immaginari condivisi. La Mappa FanziNet di Paolo Palmacci racconta un ecosistema di fanzine, collettivi e realtà indipendenti che da anni lavorano fuori dai flussi principali. Eppure, anche queste costellazioni “lente” spesso vivono in una doppia dimensione: materiale quando stampano e distribuiscono, digitale quando si mappano, si trovano, si connettono. È una resistenza che non scappa dalla rete: la usa a modo suo.

Torniamo alla fotografia con la Kodak Charmera, una mini fotocamera portachiavi che restituisce alla fotografia un carattere imperfetto. Nessuna ricerca di qualità estrema, solo il piacere di scattare e portare con sé un oggetto che ha un solo scopo: ricordarci che non tutto deve essere ottimizzato. Eppure anche l’imperfezione, oggi, diventa un’estetica confezionata: un look “low-fi” che funziona proprio perché è facile da usare, condividere, archiviare.

Anche la musica segue questa traiettoria. I sintetizzatori portatili di Teenage Engineering, dal PO-33 K.O! all’OP-1, continuano a essere strumenti amati proprio perché limitati: piccoli, immediati, mai completamente automatici. Ma il loro fascino contemporaneo sta anche nel contesto in cui vivono—tra tutorial, community, workflow ibridi, file che si spostano da un device all’altro. L’analogico come disciplina, il digitale come infrastruttura.


Se il ritorno all’analogico sembra “indotto” dai tempi iperconnessi che viviamo, forse è perché oggi sembra si sia trasformato in un linguaggio più che in una fuga. E i brand cavalcano questo trend con facilità senza che sia necessariamente un male: è solo il segno che l’analogico, nel presente, non è più quello che conoscevamo. Questo finto ritorno non è altro che un compromesso che potremmo definire consapevole, un modo per riaprire spazio alla creatività senza rinunciare alla tecnologia di oggi.
