Quando un oggetto cambia funzione, spesso perde il proprio significato originale. La AIR Chair del designer Francesco Feliziani fa esattamente il contrario: trasforma un canestro da basket in una seduta mantenendo intatta la memoria del gesto sportivo, dove il riuso diventa linguaggio progettuale e la struttura racconta una nuova storia.

Presentata durante la mostra UnBroken al London Design Festival dell’anno scorso, AIR Chair è una seduta scultorea realizzata a partire da un canestro da basket smontato e reinterpretato. Non si tratta di una semplice operazione di upcycling, ma di una vera e propria trasformazione narrativa: il ferro, la rete e la geometria sportiva vengono decontestualizzati per diventare un oggetto domestico, mantenendo però intatta la loro identità originaria.

La seduta nasce dal cerchio del canestro, ancora teso da corde intrecciate che ricordano il movimento della rete, mentre la struttura metallica si trasforma in un telaio essenziale e quasi industriale. Il risultato è una chair che sembra sospesa, leggera, come suggerisce il nome stesso: AIR. Un oggetto che mantiene la tensione visiva dell’azione sportiva, ma la traduce in un gesto statico e contemplativo.



Guidato da un approccio attento alla trasformazione dei materiali, Feliziani ha riutilizzato quasi ogni componente dell’oggetto originale, introducendo soltanto corde e alcuni elementi stampati in 3D. Il progetto è stato pensato come pezzo unico, costruito appositamente per la mostra, e si muove tra memoria e funzione, tra oggetto trovato e design contemporaneo.


Il contrasto tra il nero opaco della struttura, l’arancione iconico del canestro e il bianco della corda crea una palette immediatamente riconoscibile, capace di evocare playground urbani e cultura sportiva. Allo stesso tempo, la trasparenza dello schienale introduce una dimensione più leggera, quasi tecnica, che rafforza l’idea di sospensione.

AIR Chair diventa così un esercizio di funzionalità progettuale: un canestro che smette di essere strumento di gioco per diventare spazio di pausa, senza perdere la sua energia originaria. Un oggetto che racconta il movimento anche quando resta fermo.

