Galleria Ramo, apre a Como una prospettiva intima sui sentimenti e sul corpo

Galleria Ramo, apre a Como una prospettiva intima sui sentimenti e sul corpo

Giorgia Massari · 2 settimane fa · Art

Nella raffinata città di Como, un gioiello affacciato sull’omonimo lago, c’è una galleria che promuove con grande cura e attenzione l’arte contemporanea emergente, creando nuove forme di dialogo con il pubblico e i collezionisti. Si chiama Galleria Ramo ed è fondata da due giovani professionisti: il curatore anglo-svizzero Simon J.V. David e l’architetta Benedetta De Rosa. Lo scorso sabato 13 maggio, Galleria Ramo inaugura la nuova mostra “In the flesh: intimate perspectives on the collective” con protagoniste le opere di tre giovani artiste donne, Lucrezia Costa, Ilaria Cuccagna e Gianna Dispenza.

Nell’ambiente bianco e immacolato della galleria, riecheggiano le opere delle tre artiste, che quasi conducono implicitamente lo spettatore in un’azione di silenzio. Come emerge dal titolo e dal testo curatoriale di Edoardo Durante, la mostra vuol essere un tentativo di interpretare la figura umana e la sue varie sfaccettature, con un particolare focus sui sentimenti umani, spesso celati, spesso allontanati.

Galleria Ramo Como | Collater.al
Installation view, Galleria Ramo, Credits by Simon J.V. David

Fin dalla prima sala, in cui dialogano le opere di Ilaria Cuccagna e Gianna Dispenza, si percepisce un’aria primordiale, che promuove un ritorno al passato e alle origini dell’umanità. Attraverso archetipi della storia dell’arte, che in Dispenza si traducono in forme scultoree, talvolta classiche, talvolta dal sapore preistorico, e in tele fortemente materiche, avviene un incontro tra memoria personale e collettiva, tra passato e presente.

Ciò è visibile in maniera ancor più dominante nelle opere di Cuccagna, che utilizza in maniera del tutto esplicita riferimenti all’arte scultorea greca e romana, con un particolare riguardo verso le teste. Questi elementi vengono ricontestualizzati, attraverso l’accostamento di elementi più contemporanei, come nell’opera “Lake Sculpture” nella quale un volto infantile maschile è posto sulla sommità di due palloni da calcio impilati. Quest’opera funge da collegamento tra la prima e la seconda sala, che vede un’intera parete dedicata all’opera di Lucrezia Costa dal titolo “trentatré ovvero tre rampe da undici gradini” anche conosciuta come “Archivio del dolore”.

Galleria Ramo Como | Collater.al
Ilaria Cuccagna, Grey #6 2023, Credits by Ilaria Cuccagna

Soprattutto in Costa emerge quello che è l’incontro ravvicinato tra opera e spettatore. L’opera di Lucrezia Costa è infatti un archivio partecipativo del dolore, in cui lo spettatore è chiamato a rispondere a tre domande poste dall’artista su un cartoncino (alle quali è possibile rispondere anche online), poi riposto dentro un archivio chiuso a chiave, in modo da garantire riservatezza. L’artista chiede al singolo visitatore quale sia la sua paura più grande, in quale parte del corpo la metabolizza e che forma animale avrebbe se fosse altro. Le risposte del pubblico sono tradotte visivamente da Lucrezia Costa in delle maschere di terracotta dipinte di nero. Così, dalla bianca parete emergono i dolori personali che, uno di fianco all’altro, acquistano una collettività, una parvenza di unione. Un cinghiale, poi un pesce palla, un delfino, una capra. Animali che custodiscono quei dolori spesso occultati, quei sentimenti da eliminare “perché, secondo la società contemporanea, ostacolano la produzione”.

Galleria Ramo Como | Collater.al
Lucrezia Costa, trentatré ovvero tre rampe da undici gradini 2022 – ongoing, Credits by Simon J.V. David

Così come in Costa, tutto il dialogo che viene a crearsi all’interno della mostra, che acquista una sorta di dilatazione del tempo, restituisce al pubblico la necessità di ascoltarsi, di dare forma e suono ai sentimenti più remoti, spesso dati per scontati, spesso dimenticati. 

La mostra è visitabile fino al 16 luglio da Galleria Ramo a Como in via Borsieri 4D.

Images courtesy of the artists and Galleria Ramo, 2023


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Com’è andato il MI AMI 2023

Com’è andato il MI AMI 2023

Anna Frattini · 4 giorni fa · Art

Siamo stati alla diciassettesima edizione del MI AMI all’Idroscalo di Milano fra veterani del festival e nuovi arrivati insieme a molte sorprese. L’appuntamento di quest’anno è stato lanciato come una vera e propria caccia la tesoro per l’unitissima community del festival. Il MI AMI rivendica anche quest’anno la propria vocazione come motore di cose nuove, accelleratore di incontri ed esperienze.

Una line-up infinita e costellata di artisti appartenenti a generi diversissimi fra cui i Verdena, L’Officina della Camomilla ma anche Ginevra con il suo pop elettronico. Imperdibili le performance di Lovegang126, Giuse The Lizia e Drast venerdì e Coez, Nayt e Mecna insieme ai Coma Cose e Fulminacci nella giornata di sabato insieme a Rondodasosa, per la sua prima data italiana dopo le controversie. Ci sono stati anche degli ospiti a sorpesa fra cui gli Ex Otago la prima sera, Willie Peyote sul palco con Fulminacci e Coez e Frah Quintale sul palco Dr. Martens.

Per altri scatti dal MI AMI qui il loro profilo Instagram.

Ph. courtesy Andrés Juan Suarez

Com’è andato il MI AMI 2023
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Richie Culver: il cinismo è arte?

Richie Culver: il cinismo è arte?

Giorgia Massari · 4 giorni fa · Art

Con soli 8 euro in tasca, il giovane diciassettenne Richie Culver lascia la sua casa a Hull, un paese nel Nord dell’Inghilterra, per inseguire la sua ragazza dell’epoca a Londra. Da qui ha inizio la sua carriera da artista, mosso dall’amore e senza alcuni studi artistici alle spalle.
Culver inizia a fare arte tra le strade e poi, inaspettatamente, la sua opera “Have you ever really loved anyone?”, un collage con un ritaglio di Jesse Owens, venne esposta alla Tate Modern di Londra durante una mostra collettiva. Richie Culver ora ha 44 anni ed espone le sue opere in tutto il mondo, riscuotendo grande successo grazie soprattutto alle sue frasi schiette e crude, scritte su tela

Richie Culver | Collater.al

La sua poetica ruvida proviene dal suo passato e le frasi sono spesso auto-biografiche. Richie Culver nasce da una famiglia di classe operaia, in un ambiente disilluso che influisce in modo preponderante sui suoi pensieri e di conseguenza sulla sua arte. Dalle sue frasi è evidente la sua lotta nei confronti del sistema di classi e della mascolinità contemporanea.
Le sue frasi ciniche conservano un umorismo oscuro e diventano universalmente comprensibili. Con la loro semplicità e attingendo dai luoghi comuni, fortemente combattuti dall’artista, le frasi di Culver sono in grado di comunicare con qualsiasi persona, di ogni provenienza e classe sociale. 

Richie Culver | Collater.al

Tra ironia e cinismo, Richie Culver si schiera contro la tecnologia e in particolare contro il mondo dei social. Emblematica è l’opera controversa “Did U Cum Yet?”, una delle sue classiche scritte a spray su tela, che diventò immediatamente virale su Instagram. In quanto l’opera stessa è una critica all’uso smoderato dei social, in cui l’artista paragona l’atto della masturbazione al bisogno di nutrire il proprio ego postando la propria arte su Instagram, Culver decide di distruggere l’opera originale. Realizza però un libro che contiene tutti gli screenshot dei commenti in risposta al pezzo, per lo più critiche.

Richie Culver | Collater.al

Oggi Richie Culver è un artista eclettico. La sua pratica spazia dalla pittura, alla scultura, alla fotografia e alla performance digitale. Attualmente la sua carriera è rivolta in particolare alla musica. I suoi pezzi audio diventano una continuazione dei suoi dipinti, oscillando tra musica e poesia.  

Courtesy Richie Culver

Richie Culver: il cinismo è arte?
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Il mondo subacqueo di Jason deCaires Taylor

Il mondo subacqueo di Jason deCaires Taylor

Anna Frattini · 3 giorni fa · Art

Jason deCaires Taylor è uno scultore, ambientalista e fotografo professionista impegnato nella costruzione di musei e parchi di sculture subacquei. I temi trattati da Taylor riguardando l’emergenza climatica, l’attivismo ambientale e la capacità rigenerativa della natura.

Rimanendo sott’acqua, le sculture dell’artista si trasformano e con il passare del tempo forniscono un nuovo habitat per la fauna e la flora marina. Il tutto realizzato con cemento durevole, in grado di fornire una piattaforma stabile che consente ai coralli di attaccarsi e crescere. L’unicità di queste sculture subacque si concentra sul rapporto fra arte e ambiente che si interseca con questioni sociali, come la preoccupante condizione dell’ecosistema marino destinata a ripercuotersi sulla vita dell’uomo. L’intenzione di Taylor è di far riflettere gli spettatori su queste tematiche, offrendo un punto di vista diverso per un futuro migliore anche sott’acqua.

La prima scultura di Taylor, Il Corrispondente Perduto – realizzata in collaborazione con un biologo marino e un centro di immersioni locale – è stata posizionata al largo delle coste di Grenada, in Giamaica, un’area distrutta dall’uragano Ivan. La scultura si è rapidamente trasformata e col tempo vi sono stati aggiunti altri elementi, ben 26 alla fine. Così è nato primo parco di sculture sommerso al mondo. Da questo momento in poi, i progetti di Taylor sono diventati sempre più ampi fino al giardino sommerso di Lanzarote. Dal 2009 i siti subacquei realizzati dall’artista sono quasi una ventina in giro per il mondo e i visitatori oltre mezzo milione.

Il Museo Atlántico di Lanzarote, a circa trecento metri dalla costa e a dodici metri di profondità, ospita un’esposizione di oltre 250 statue che raffigurano, a grandezza naturale, alcuni abitanti dell’isola selezionati da James deCaires Taylor, ormai pioniere di questa nuova frontiera ambientalista nel mondo dell’arte.

Per scoprire gli altri progetti di Jason deCaires Taylor puoi visitare il suo profilo Instagram.

Ph. courtesy Jason deCaires Taylor

Il mondo subacqueo di Jason deCaires Taylor
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La urban culture secondo Lugosis

La urban culture secondo Lugosis

Anna Frattini · 3 giorni fa · Art

Luca Lugosis – a.k.a. Lugosis – è un tatuatore, street artist e artista italiano che ha collaborato con brand del calibro di Dr. Martens, Market, Nike e molti altri. La sua poliedricità rielabora la urban culture in una chiave strettamente personale, legatissima alla scena milanese.

Ora attivo su Berlino, viaggia per il mondo alla ricerca di nuovi stimoli e ispirazioni. D’altro canto, Milano rimane un luogo molto importante per Lugosis, partendo dalle suggestioni metropolitane fino alla community che si è costruito con il tempo.

I personaggi ideati da Lugosis si muovono con agilità fra tatuaggi, illustrazioni e graffiti e raccontano i suoi pensieri e la sua percezione del mondo. Fra personaggi strampalati e weirdos, la poetica di Lugosis ricompensa l’anti-convenzionale senza pregiudizi. In definitiva, la cultura suburbana e l’estetica dei cartoon millennial sono di grande ispirazione per l’artista.

Ora, ripercorriamo alcune delle collaborazioni più interessanti dell’artista. Da quella per Nike con t-shirt e felpe dove Lugosis reinventa il classico logo a quella più grafica con Dr. Martens, portata avanti insieme a Strato. Anche per Carhartt i due artisti hanno collaborato insieme nel 2021 nello store del brand a Weil am Rhein in Germania, il tutto curato da Colab Gallery.

Ph. courtesy Lugosis, Colab Gallery, Dr. Martens, Nike

Per tutti gli altri progetti di Lugosis qui il suo profilo Instagram.

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