Photography La storia di due bambine fra Gaza e Napoli
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La storia di due bambine fra Gaza e Napoli

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Anna Frattini

Ci sono incontri che nascono per necessità, per l’urgenza di raccontare ciò che rischia di essere dimenticato. Between Gaza and Naples. A Childhood Story nasce così, dall’unione di due voci libere e lontane: quella di Mahmoud Abu Al-Qaraya, fotografo 29enne di Gaza, e quella di Raffaele Annunziata, artista e fotografo napoletano conosciuto come tylerdurdan*.

«Ho conosciuto Mahmoud guardando le sue foto su Instagram che, da fotografo, mi hanno colpito subito. Scatti rubati, immagini da reportage di guerra, color correction da urlo, inquadrature perfette. L’ho contattato per fargli i miei complimenti» racconta Annunziata. Un incontro nato dal digitale, mentre Raffaele già portava avanti numerose azioni di supporto diretto al popolo palestinese con il progetto tylerdurdan*, collaborando con il Dr. Mohammed Moheen per la campagna A dress for Gaza e realizzando gran parte dei suoi video. «Quando ho parlato con Mahmoud abbiamo iniziato a conoscerci e poi, durante alcune videochiamate, abbiamo avuto l’idea di realizzare un progetto fotografico insieme».

Mahmoud ha visto la propria vita e la propria carriera frantumarsi sotto i colpi della guerra: la sua famiglia sfollata quattro volte, la perdita della macchina fotografica — unico strumento di lavoro — e una quotidianità fatta di fame, malattia e bombardamenti. Raffaele, invece, da oltre dieci anni intreccia musica, immagini e parole come forma di resistenza culturale, per denunciare le ingiustizie e riportare al centro ciò che ci rende umani.

Insieme hanno scelto di raccontare, attraverso immagini parallele, la vita quotidiana di due bambine: una a Napoli e l’altra a Gaza. «Io e Mahmoud avevamo concordato che avrebbe scattato prima lui le foto di sua nipote Soso durante i gesti quotidiani e che in seguito avrei scattato le mie a mia figlia Dede. I suoi scatti mi hanno colpito per delicatezza e precisione. Volevamo raccontare una “storia di guerra” senza spargimenti di sangue, una storia da poter condividere con tutti, con chiunque abbia un cuore».

Il contrasto è netto: gesti semplici altrove, come giocare, andare a scuola o fare colazione, diventano quasi impossibili in un territorio sotto assedio. «Dal punto di vista di Mahmoud la difficoltà è stata oggettiva. Uscire per scattare foto a Gaza, una settimana fa, non era semplice. Oggi Mahmoud è uno dei tanti dispersi, da qualche giorno ha dovuto lasciare forzatamente la sua casa. Scattare le mie foto, dal mio punto di vista, è stata una passeggiata. Le migliori sono state Soso, nella sua candida infanzia turbata, e Dede, magica nello svegliarsi e mettersi in posa».

Between Gaza and Naples. A Childhood Story è un atto di testimonianza, un ponte narrativo ed etico che unisce due mondi e difende un diritto universale: l’infanzia. «Spero che chi guarderà le nostre foto pensi per un attimo ai diritti dell’infanzia. Che rifletta su ciò che noi occidentali consideriamo banalità, come uno specchio in cui guardarsi mentre ci si lava i denti, le scarpe che indossiamo, il letto dove ci stendiamo la sera. Alle nostre libertà e a chi non le ha. Agli eccessi del consumismo e alle ristrettezze di vivere un genocidio. Ma basterebbe che chi guarda le nostre foto faccia una donazione a Mahmoud e una preghiera per la Palestina libera».

A sostegno del progetto c’è anche la campagna Mahmoud Loves Photography, Family & Life ❤, un appello concreto per aiutare Mahmoud e la sua famiglia a ricostruire la loro vita e restituirgli la possibilità di continuare a fotografare.

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Scritto da Anna Frattini

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