Il distretto finanziario di Toronto è uno di quei luoghi dove il mondo si addensa fino a diventare quasi insopportabile nella sua evidenza. Nel cuore del downtown si incrociano ogni mattina broker in giacca e persone senza una casa, turisti e lavoratori edili, tassisti e corrieri, pendolari e immigrati. È qui che il fotografo Sam Keravica lavora da oltre sei anni al suo progetto fotografico in corso The Cost of Living, un titolo che vale doppio, come un gioco di parole che il fotografo stesso sembra portare addosso.

Sam Keravica è cresciuto in questo progetto nel senso più letterale del termine: ha cominciato a fotografare il distretto da studente universitario, con quello che lui stesso definisce un ottimismo ingenuo, e vi ha trovato nel tempo un terreno sempre più complesso su cui fare i conti con sé stesso, con le proprie ambizioni, le proprie insicurezze economiche, i propri privilegi. Il distretto finanziario diventa così non solo uno scenario, ma una superficie su cui leggere qualcosa di universale: il modo in cui ciascuno negozia la propria sopravvivenza, il proprio senso di appartenenza, la propria idea di futuro.



The Cost of Living fotografa questa molteplicità senza gerarchie. La crisi degli alloggi e l’aumento del costo della vita nel Canada post-COVID sono presenti nelle immagini non come denuncia esplicita, ma come atmosfera, nella luce che rimbalza sul vetro e sul cemento, nelle ombre portate dai grattacieli, nei corpi in transito. La domanda che attraversa tutto il progetto è radicalmente etica: quanto siamo disposti a sacrificare in nome di un domani che nessuno ci ha promesso? Keravica la pone in modo personale, parlando della precarietà della vita artistica, del peso dei sacrifici migranti, dell’ambiguità di ciò che chiamiamo “ricchezza”, aprendola subito verso qualcosa di collettivo. Quello che sembra irrinunciabile, per tutti, è la dignità.

The Cost of Living è un progetto ancora in divenire, e forse è giusto che sia così. Toronto continua a cambiare, il distretto continua ad accogliere e a escludere, e Keravica continua a tornare, con la macchina fotografica come strumento per stare nel mezzo di tutto questo senza smettere di farsi domande.


