Photography Massimo Pellone fotografa l’altro lato delle Vele di Scampia
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Massimo Pellone fotografa l’altro lato delle Vele di Scampia

Un progetto fotografico iniziato nel 2017 che restituisce le storie di chi ha vissuto nelle Vele, oltre il racconto della criminalità
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Anna Frattini

Le Vele di Scampia sono entrate nell’immaginario collettivo attraverso un unico filtro: quello della criminalità organizzata, dello spaccio, di Gomorra. Un simbolo di degrado urbano così potente da oscurare quasi completamente le persone che ci hanno vissuto, le loro storie, la loro quotidianità. È da questa frattura tra racconto pubblico e realtà umana che nasce Something Went Wrong, il progetto fotografico di Massimo Pellone avviato nell’aprile del 2017 e dedicato alle Vele di Scampia.

Nel corso di sette anni, Massimo Pellone ha attraversato quegli spazi, bussato alle porte, si è seduto ai tavoli delle cucine. Le persone che ha incontrato lo hanno accolto, raccontato le loro storie, mostrato le loro case. Il progetto non cerca risposte, ma pone domande sulla vicenda umana di una periferia abbandonata, prima dalla camorra e poi dalle istituzioni, e lasciata a se stessa in un tempo indefinito e sospeso.

Costruite negli anni Settanta dall’architetto Franz Di Salvo come modello di residenza sociale, le Vele avrebbero dovuto ospitare centinaia di famiglie. Erano sette. Con il tempo sono diventate il simbolo dell’emarginazione e dell’abbandono istituzionale: il terremoto dell’Irpinia del 1980, l’assenza dello Stato e l’insediamento della criminalità organizzata ne avevano fatto una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa. Gli abbattimenti sono iniziati negli anni Novanta. Oggi resta in piedi solo la Vela Celeste.

Ma Something Went Wrong non racconta le Vele come scenario. Le racconta attraverso chi le ha abitate. Storie di povertà estrema, di famiglie disperse, di vite costruite ai margini di ogni rete di protezione sociale. Il tentativo di riqualificazione denominato Restart Scampia ha provocato un esodo di sfollati, costretti a occupare edifici fatiscenti senza sapere se rientreranno nei censimenti che dovrebbero garantire loro un alloggio nelle future ricostruzioni.

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Scritto da Anna Frattini

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