Gioia e lacrime dietro le luci rosse di Falkland Road

La realtà è sempre straordinaria

Questa è la citazione più famosa attribuita a Mary Ellen Mark, fotografa statunitense che ha dedicato la propria vita a immortalare la realtà e le persone ai margini, individui che, nonostante le loro fragilità – o forse proprio grazie a esse – meritano di essere raccontati con dignità ed empatia. Non a caso, una delle sue serie più note affronta un tema già esplorato da numerosi maestri della fotografia sociale: la prostituzione.

Nel 1968 Mary Ellen Mark si addentra per la prima volta a Falkland Road, una delle strade più note di Mumbai, in India. Si tratta di un caotico distretto a luci rosse, caratterizzato da una fitta rete di bordelli e da un diffuso clima di criminalità, frequentato prevalentemente dalle classi sociali più basse e, proprio per questo, lontano dagli itinerari turistici. Nei vecchi e fatiscenti edifici a due piani che costeggiano la strada vivono e lavorano donne e bambine di età compresa tra gli 11 e i 65 anni, esposte allo sguardo di clienti di ogni età.

Mary Ellen Mark

Dieci anni dopo, nel 1978, la fotografa torna a Falkland Road per un incarico affidatole da una rivista e
scopre una nuova dimensione del quartiere. Stringe inizialmente amicizia con le prostitute di strada,
più indipendenti e meno timide rispetto alle ragazze che lavorano all’interno dei bordelli, le cosiddette cage-girls, sottoposte al controllo delle loro protettrici. Grazie al rapporto instaurato con Saroja, una donna che gestisce uno dei bordelli della zona, Mark ottiene l’accesso agli spazi interni di questo mondo chiuso e difficile.

Mary Ellen Mark

Per due mesi vive nel distretto di Falkland Road a stretto contatto con donne, bambine e travestiti,
ascoltandone le storie, i sogni e i desideri. Condivide con loro momenti di quotidianità, come i pomeriggi trascorsi davanti a un tè caldo al cafè Olympia, luogo di ritrovo del quartiere, stringendo alcune delle relazioni più autentiche della sua vita, come lei stessa racconta.

Mary Ellen Mark

Le iniziali diffidenze si attenuano progressivamente, grazie al tempo trascorso insieme e allo sguardo attento e rispettoso della fotografa, una donna sola, accompagnata unicamente dalla sua macchina fotografica. Le ragazze di Falkland Road erano donne sole, costrette a sopravvivere in condizioni precarie, potendo contare solo sulle proprie forze o sulla cerchia ristretta che le circondava.

Mary Ellen Mark

Nel volume Falkland Road: Prostitutes of Bombay, pubblicato nel 1981, Mary Ellen Mark riassume così
la propria esperienza, offrendo una chiave di lettura del suo approccio profondamente umano alla
fotografia: «Penso che il motivo per cui alla fine sono stata accettata sia perché ero sola, come loro. Siamo sorelle», mi disse una donna. «Siamo entrambe sole ogni notte. Recito le mie preghiere e dormo da sola».

Mary Ellen Mark

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Luigi Falanga e Gaia Forlin aka @super8otto.

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