Intimi e misteriosi, gli scatti di Giorgia Bellotti

Intimi e misteriosi, gli scatti di Giorgia Bellotti

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

Non è la prima volta che parliamo di Giorgia Bellotti: qualche tempo fa siamo rimasti affascinati dei suoi scatti, ci siamo persi nel suo mondo fatto ti stanze spoglie, di carte da parati, di fiori e di delicatezza. 

Cresciuta circondata dalla bellezza e dai paesaggi offerti dall’Appennino Tosco-Emiliano, Giorgia porta l’atmosfera di quei luoghi e dei ricordi nei suoi scatti, scatti che noi guardiamo accompagnati da una figura femminile, colta sempre di spalle, col volto celato e che solo in un secondo momento scopriamo essere la stessa Giorgia, autrice e protagonista delle sue fotografie. 

L’ora di scienze

Una selezione di scatti di Giorgia Bellotti sarà esposta a Ph.ocus – About Phorography nella sezionePlease, Stay Home. Aspettando di scoprire le nuove date della mostra, noi ci siamo fatti raccontare da Giorgia come è nata la sua passione, ma non solo.

Non perderti la nostra intervista!

Qual è il tuo primo ricordo legato alla fotografia?

Il primo ricordo legato alla fotografia risale alla mia infanzia. Da bambine, io e mia sorella festeggiavamo il compleanno a casa della nonna, e a fine pranzo scattavamo sempre la foto di rito con una Polaroid rossa. Magico era il momento in cui l’immagine si rivelava sulla pellicola nera. La conservo ancora, e conservo ancora tutte quelle fotografie, sono un ricordo bellissimo. 

Guardando i tuoi scatti, soprattutto quelli realizzati in casa, si percepisce un’atmosfera eterea e surreale al tempo stesso. Come avviene la loro preparazione?

In realtà non preparo nulla. Sono tutti scatti che avvengono in totale spontaneità e naturalezza, semplicemente mi lascio ispirare da quello che trovo. Nella maggior parte dei casi sono stanze di appartamenti nei quali càpito quando vado in vacanza, in altri sono case abbandonate, in altri ancora stanze di casa mia.

Macerie

Gli ambienti sconosciuti sono di grande stimolo per me; di solito mi focalizzo su un elemento caratteristico presente nell’abitazione, per esempio una lampada, una tenda, una tappezzeria, un divano, dopo di che gioco a nascondermi con esso. Nel mio modo intimo di intendere l’autoritratto sono il gesto, l’atteggiamento, il dialogo con l’ambiente, il rapporto con l’assenza,  che  forse rendono efficace la comunicazione.

Com’è nata l’idea degli autoritratti con il volto nascosto? Com’è stare sia davanti che dietro l’obiettivo?

Non è stata una vera e propria idea, semplicemente avevo voglia di esprimermi, in qualche modo, e la fotografia è stata il mezzo che mi ha permesso di farlo. Il volto ha un impatto potente nelle fotografie che lascia poco spazio all’immaginazione, non mostrarlo invece permette alle persone di immedesimarsi in una situazione e di lasciare campo a diverse interpretazioni, per questo lo preferisco.

Fotografare per me è un atto liberatorio, mi aiuta a sconfiggere le paure, a sentirmi e vedermi. Probabilmente la fotografia sono le parole che non so scrivere, la sicurezza in me stessa che non trovo, la confidenza che fatico a dare alle persone, la libertà che fuori è soggezione. È, soprattutto, divertimento.

Che ruolo ha la natura e l’ambiente nei tuoi scatti?

Direi fondamentale. Mi piace, ovunque mi trovo, cercare una connessione. Che siano fiori bellissimi di un giardino curato o piante infestanti sul ciglio di una strada, che sia un luogo elegante o un ambiente fatiscente, con gli spazi mi piace creare empatia. Ho sempre un occhio di riguardo verso tutto ciò che è solitamente considerato insignificante, inutile, che nemmeno viene visto perché scontato. Mi piacciono i difetti, gli oggetti rotti, i grovigli, i cumuli di cose, i piatti svuotati. Il mio concetto di bellezza è molto astratto. Nella natura, specialmente, trovo il collante giusto su cui far aderire le mie visioni.

Come hai vissuto il periodo del lockdown?

L’ho vissuto bene. Fortunatamente la nostra non è stata una zona molto colpita, quindi ero abbastanza serena. Ho la fortuna di vivere nello stesso palazzo insieme a  mia sorella con la sua famiglia, e mia madre. Io e mio figlio non siamo, per questo, mai stati soli. Le fotografie che sono nate in quel periodo e che esporrò a Paratissima sono, sempre in un’ottica di rappresentazione personale, abbastanza spensierate. Purtroppo non posso dire lo stesso adesso di questa nuova fase, che a differenza della prima, sto vivendo con molta più ansia e apprensione. 

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I supereroi di Benoit Lapray invadono Parigi

I supereroi di Benoit Lapray invadono Parigi

Emanuele D'Angelo · 2 giorni fa · Photography

Passeggiando un po’ romanticamente per le strade di Parigi, Benoit Lapray ha avuto la geniale idea di sostituire i monumenti della città con gli eroi della cultura pop.

Supereroi, famosi protagonisti film di fantascienza e anche cartoni animati prendono clamorosamente il posto delle statue che abbelliscono la capitale francese.

Non è la prima volta che il fotografo francese fa un lavoro del genere, tempo fa li aveva immaginati lontano dalle metropoli caotiche, a vagare solitari tra montagne e le colline, vedi qui.

“É un modo per sottolineare che questi eroi appartenenti al mondo della fantascienza fanno oggi parte del patrimonio culturale mondiale”, dice Lapray.

Il progetto è stato creato in collaborazione con lo studio creativo 95 Magenta. Un lavoro lungo e complesso, realizzato inizialmente su pellicola, non utilizzando nessuna macchina fotografica digitale.

Successivamente i negativi sono stati digitalizzati e ritoccati, per poi aggiungere i nostri supereroi, che abbiamo tanto a cuore.
Qui sotto vi lasciamo tutte le foto di Parigi simpaticamente conquistata da tutti gli eroi di Benoit Lapray.

I supereroi di Benoit Lapray invadono Parigi
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Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente

Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente

Collater.al Contributors · 5 giorni fa · Photography

Le fotografie di Roeg Cohen sono intime e seducenti, parlano di vita, memoria ed eternità. I suoi scatti raccontano gli aspetti più personali dei suoi soggetti, sono immagini ricche ed enigmatiche.

Roeg ha iniziato a fotografare all’età di trent’anni ma il suo livello artistico è tutt’altro che immaturo. La fotografia è lo strumento che usa per esprimersi, racconta tanto di sé quanto di chi si trova dall’altra parte dell’obiettivo, comunica indipendenza, coraggio e audacia.

Ciò che Roeg Cohen sembra avere con i propri soggetti è una connessione intensa e sincera. I protagonisti delle sue fotografie comunicano attraverso il corpo e gli sguardi. Sono immortalati in situazioni diverse ed esprimono sentimenti opposti e complementari: quiete, pace, silenzio ma anche tumulto, tensione e rivolta.

Le sue fotografie evocano sensazioni difficili da esprimere a parole per questo lasciamo parlare le sue immagini.
Guardatene qui una selezione, seguitelo su Instagram e sul suo sito personale.

Articolo di Federica Cimorelli

Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente
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Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente
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InstHunt Special Edition – Hope

InstHunt Special Edition – Hope

Giordana Bonanno · 5 giorni fa · Photography

InstHunt Special Edition è la raccolta fotografica delle vostre migliori foto, ideata per la prima volta seguendo un tema. Ogni mese avrà un titolo dedicato e sarete voi a darle vita attraverso i vostri scatti. 

Il tema di questo mese era “Hope”: durante questo strano periodo che stiamo vivendo, cos’è che ti dà speranza? Tra sorrisi e ricordi abbiamo creato la nostra galleria. Scopri qui sotto le foto migliori e non perderti i prossimi appuntamenti!

Restate connessi e continuate a seguire la nostra pagina Instagram @collateral.photo per scoprire il tema del prossimo numero InstHunt Special Edition. 

Be creative Be part of @collater.al

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“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni

“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni

Giulia Guido · 5 giorni fa · Photography

Quanti giorni dobbiamo restare chiusi in casa mamma? Questa è la domanda che Monia Marchionni si è sentita fare decine e decine di volte da sua figlia di 5 anni durante il lockdown. È la domanda che ci siamo fatti tutti noi, scrutando il mondo silenzioso dalle nostre finestre. È la domanda a cui all’inizio non sapevamo rispondere e che poi, col tempo, è diventata quella a cui non volevamo rispondere. 

I giorni necessari. Questa la risposta di Monia, certamente più sensata di molte altre che abbiamo sentito. 

Monia Marchionni, classe 1981, è una fotografa marchigiana, di Fermo per la precisione. Dopo un diploma all’Accademia di Belle Arti, una laurea in Filosofia, una specializzazione di Storia dell’Arte Contemporanea e un’esperienza lavorativa nell’ambito dell’installazione decide di dedicarsi esclusivamente alla fotografia. 

Fin dai suoi primi lavori, dalla serie fotografica “Never Again the Fog in the Desert” realizzata in Cile e “Fermo Visioni Extra Ordinarie”, Monia ottiene diversi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. 

Oggi, però, vogliamo focalizzarci sul suo ultimo progetto, nato proprio durante la quarantena e che prende il titolo proprio dalla risposta data alla figlia, “I Giorni Necessari”.

Attraverso scatti delicati, presentati volutamente come dittici, Monia Marchionni ci apre le porte di casa sua proprio durante quei 56 giorni che ci sono voluti per far rientrare la situazione

Come quella di tutti noi, anche la vita della fotografa è stata bruscamente cambiata e il mondo esterno è diventato qualcosa da poter solo vedere, mentre l’interno della sua abitazione si è trasformato nel nuovo oggetto di analisi della sua arte. L’occhio, e con esso l’obiettivo, si posano sui familiari, sulle mani e sui visi, cercando di raccontare un lungo periodo di attesa, di noia, di paura, di sacrificio, di morte, ma anche di amore. 

È proprio quest’ultimo infatti, l’amore per le persone care, un amore ritrovato, che traspare più di ogni altra cosa, reso ancora più essenziale dalle privazioni e dal tempo sospeso.

“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni
Photography
“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni
“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni
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